L’Italia striglia l’Europa: “La sua visione economica deve cambiare”

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dalla Redazione

“E’ arrivato il tempo di ripensare la strategia per rilanciare la crescita e creare lavoro, e quindi serve un profondo cambiamento nell’agenda politica ed economica europea. . Lo scrive l’Ansa citando un documento che il governo italiano ha consegnato al presidente del consiglio europeo Herman Van Rompuy in vista del vertice Ue. Di più: l’esecutivo spiega che “tocca a noi” far ripartire l’Europa, darle “un nuovo inizio”, perché “una rissa sulle nomine sarebbe incomprensibile agli occhi dei cittadini europei”.

Proprio ieri sono stati resti noti alcuni passi del documento di Van Rompuy – che viene limato in queste ore – che contiene novità evidenti già dal titolo: “Agenda strategica in tempi di cambiamento”. Sarà pronto al massimo domani e sarà il programma della nuova Commissione Ue. La parte più importante, almeno per Roma, è “A Union of jobs, growth and competitiviness”, mirata a sostenere ripresa e occupazione, dando fiato agli investimenti: “Sono necessari passi audaci verso riforme strutturali e un’agenda positiva per la crescita, la competitività e il lavoro” dice Van Rompuy proponendo “un consolidamento di bilancio differenziato e attento alla crescita, in linea con il patto di Stabilità e crescita e nell’attuazione di riforme strutturali negli stati membri”.

E’ proprio su questa piattaforma che è nato il via libera dato ieri dai socialisti europei alla nomina di Jean Claude Juncker alla guida della Commissione. Sì dunque al candidato popolare ma solo sulla base di un nuovo programma di legislatura in cui siano centrali i temi cari al Pse. Per questo l’Italia chiede che il nuovo presidente sia “audace e innovativo”: deve “esigere il rispetto delle regole europee ma essere anche in grado di pensare fuori dagli schemi”.

Proprio in questo senso Renzi chiede di “incoraggiare le riforme strutturali a livello nazionale perchè sono il pilastro della nuova agenda politica” europea: “Le riforme sono il principale motore della crescita, soprattutto se lo sforzo è compiuto con ampio consenso a livello nazionale e in contemporanea con altri Paesi”.