Lite per Ibra, ma lui litiga con tutti. Lo svedese è conteso da Milan e Inter Da Mancini a Guardiola e Allegri: quanti scontri

Zlatan Ibrahimovic è il sogno di mezza estate. Inter e Milan se lo litigano ma in realtà chi è veramente sempre pronto a litigare è proprio lo svedese. È un campione che ovunque sia andato a giocare ha vinto scudetti a raffica, seppure non sia mai riuscito ad alzare una Champions League. In Italia ha indossato le maglie di Juve, Inter e Milan. E ha litigato con tutti. Dagli allenatori ai compagni di squadra. In allenamento e in partita. Con Massimiliano Allegri litigò per una donna che piaceva a entrambi, raccontano le cronache di gossip. A Roberto Mancini durante una sostituzione che lo vide uscire gli urlò: “quando te ne vai!” Con i compagni di squadra spesso è finito alle mani. E non solo. A Zebinà rifilò una testata sul naso. Con Onyewu furono botte da orbi. Nel Psg riuscì a litigare pure il giorno dello scudetto. Il bersaglio di turno fu il dg Leonardo colpevole di averlo lasciato solo all’antidoping per una ventina di minuti. Battibecchi con Cavani e Thiago Silva anche nel Psg. In pratica basta non passargli un pallone per scatenare la sua ira. Non a caso con Cassano al Milan e Verratti al Psg è sempre andato d’amore e d’accordo. Grazie al fatto che i due gli hanno sempre servito la palla con i giri giusti. Thiago Silva sa come reagire se Ibra è su di giri: “quando parla Zlatan bisogna non rispondere e contare fino a dieci”. Lo svedese è un combattente nato. Il fatto di aver praticato il taekwondo in gioventù l’ha forgiato e preparato nel migliore dei modi ai contatti fisici. E su un campo di calcio di sportellate se ne prendono (e se ne danno) parecchie. Ma le frasi più velenose Ibra le ha dedicate a Guardiola.

TESTA A TESTA
I due erano assieme al Barcellona. Ma il tecnico aveva Messi come pupillo. Ibra disse di Guardiola che non aveva gli attributi. E che pur avendo una Ferrari come lui si accontentava di guidare una Fiat. In un faccia a faccia nello spogliatoio gli disse pure: “quando vedi Mourinho te la fai sotto”. Ecco Mou forse è stato l’allenatore preferito da Ibra. Con il portoghese mai nessuno screzio. Solo complimenti del tipo “grande motivatore”. Non è di certo stato tenero nella sua carriera di allenatore pure Guardiola. Anche lui vanta un palmares niente male se si tengono in esame solo le risse. Ha litigato e costretto a cambiare squadra personaggi non certo teneri e sconosciuti. Hanno lasciato il Barcellona, oltre a Ibra, anche Ronaldinho ed Eto’. Ora al Bayern è ai ferri corti con Götze e Thomas Muller.

DA SCHILLACI A OSVALDO
Comunque non bisgogna essere Ibra o Guardiola per litigare in campo. Di screzi ce ne sono diversi in archivio. Totò Schillaci rifilò un pugno a Roberto Baggio per una battuta un po’ pesante mal digerita. Del Piero chiuse fuori dallo spogliatoio Pippo Inzaghi per un pallone che non gli passò. Un altro prototipo della rissa è Mario Balotelli. A Manchester ha litigato con Mancini e con Boateng. All’Olimpico Totti fu espulso per avergli rifilato un calcio al sedere. Testa calda anche quella di Osvaldo. Nella Roma con Lamela finì a pugni. Mentre nell’Inter è stato mandato via dopo la sfuriata in campo con Icardi. Ma come possono calciatori e allenatori fare i bravi se poi sono i presidenti a dare loro gli esempi peggiori? L’ultima bravata di Aurelio De Laurentiis all’aeroporto di Capodichino. Prima è passato al varco riservato all’equipaggio, poi ha chiesto a un agente della Polaria di portargli i bagagli. Dopo aver ricevuto il rifiuto voleva essere accompagnato fin sotto la scaletta dell’aereo con un pulmino privato. E dopo un altro no ha rifilato una bella gomitata alla gola all’agente.