Lo spreco infinito di 10 mila partecipate che resistono a tutto

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Il primo problema, quello vero, è capire quante sono. Il secondo, strettamente legato, è cercare di avere un’idea di quanto costino. E’ proprio su questo dilemma che da ultimo l’ex commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, ha dovuto letteralmente alzare bandiera bianca. Il terreno “incognito” è quello partecipate locali. Al punto che tutte le promesse sin qui fatte anche dai successori di Cottareelli, chiamati in causa dal premier Matteo Renzi, rischiano di non essere mantenute. Eppure, complici i buchi di bilancio creatisi con le sentenze dalla Consulta e le decisioni della Commissione Ue, il tema del taglio delle partecipate è tornato in auge, quale possibile fonte di copertura. Il dato certo è che tra i tanti dossier dedicati da Cottarelli agli sprechi di Stato, solo di recente pubblicati, proprio quello sulle società partecipate locali tradisce il maggior senso di impotenza.

IL DETTAGLIO
Le 42 pagine del rapporto cominciano proprio con il tentativo di individuare i numeri in gioco. Viene citata la banca dati dell’Economia, secondo la quale al 31 dicembre 2012 le partecipate locali sono 7.726. Ma parliamo di un dato di più di due anni fa. Poi viene citata la banca dati del Dipartimento delle pari opportunità di palazzo Chigi, secondo la quale sarebbero circa 10 mila (ma che c’entrano la Pari opportunità con il censimento delle società controllate?). Infine, scritta nero su bianco, arriva l’ammissione di Cottarelli: “numero esatto non conosciuto ma maggiore di 10 mila”. Il primo dato agghiacciante è che dopo un’infinita serie di Commissari alla spesa pubblica noi non sappiamo ancora quante partecipate esistano. Circostanza dalla quale deriva la mancata conoscenza di tutta una serie di dati. Per esempio una seria operazione di taglio dovrebbe cominciare da quelle partecipate che perdono a rotta di collo. Ebbene, quante sono? Qui il gruppo di lavoro di Cottarelli scrive che “le perdite di esercizio palesi nel 2012 sono di circa 1 miliardo e 200 milioni”. Perdite palesi? Già, perché lo stesso report spiega che ci sono anche “perdite non palesi finanziate da contratti di servizio e trasferimenti in conto corrente e conto capitale in eccesso rispetto a quanto sarebbe necessario se le partecipate fossero efficienti”. Ma di questa seconda tipologia di perdite “l’ammontare è incerto”. Insomma, basterebbero questi semplici passaggi a far capire che anche Cottarelli si è smarrito nella selva oscura delle società locali. Quello che l’ex Commissario ha potuto fare, invece, è registrare la clamorosa disapplicazione della legge 244/2007, una delle ultime Finanziarie del governo Prodi, in cui si cercò di vietare alle amministrazioni pubbliche la costituzione di società per la produzione di beni e servizi non strettamente necessari alle loro finalità istituzionali. Norma ancora in vigore che imporrebbe la chiusura delle società non ammesse. Disposizione però “non efficace perché la valutazione delle condizioni è lasciata interamente all’amministrazione partecipante”. Andiamo bene.

LE PROPOSTE
In questo caos il report propone tutta una serie di razionalizzazioni, a partire da quelle società create per aggirare il patto di stabilità interno e dalle “micropartecipate”. Ma le stime di risparmio sono avvolte nella nebbia. Per Cottarelli si può solo ipotizzare che la dismissione delle partecipate, per farle scendere da 8mila a mille come annunciato dal Governo, potrebbe far risparmiare 300 milioni. In più porterebbe a un’eliminazione delle perdite censite di circa 600 milioni. Altri risparmi, per 200-300 milioni, conseguirebbero dai programmi di risanamento delle partecipate con perdite più elevate. Dalla contrazione dei costi dei vari contratti di servizio inefficienti, soprattutto nel trasporto pubblico locale, si potrebbero ricavare 350 milioni. “Complessivamente”, conclude il report, “una stima di risparmi di almeno 2 o 3 miliardi non è irrealistica”. Più vaghi di cosi si muore.

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