L’Ue dà e l’Ue toglie. Con le procedure d’infrazione. Ancora troppe norme disattese: il conto per l’Italia è di 81 milioni l’anno

di Maria Elena Cosenza
Cronaca

Italia paese dalle mani bucate. Almeno agli occhi di Olanda & C. che avrebbero voluto chiuderci i rubinetti del Recovery Fund. C’è voluta la pazienza di Giobbe del premier Conte per smontare il più classico dei luoghi comuni contro il nostro Paese. Ma, contro chi ci accusa di essere la discarica d’Europa, numeri alla mano, non c’è difesa che tenga. Sì, perché se da una parte è in arrivo una pioggia di soldi dall’Unione Europea, dall’altra si fa presto a restituirli. Non fosse altro per le procedure d’infrazione a carico del Belpaese per il mancato rispetto delle normative europee. Non a caso, stando all’ultimo report di Openpolis (sui dati di Infringeye), sono ben 22 le nuove pratiche avviate solo nei primi sei mesi del 2020 e le più dispendiose riguardano proprio le discariche abusive. Peggio di noi? Solo il Regno Unito, che di europeo ha ormai ben poco dopo il divorzio sancito dalla Brexit, ma che registra 32 nuove procedure, e il Portogallo che nel 2020 se ne è viste avviare a suo carico 35. Di pari passo alle sanzioni vanno anche i versamenti nelle casse di Bruxelles: dal 2012 l’Italia spende in media  81 milioni di euro all’anno per il mancato rispetto delle prescrizioni Ue. Nel 2019 ne sono stati versati ben 107. Dunque, al 24 giugno di quest’anno, se in tutta l’Unione europea sono state aperte 371 nuove procedure d’infrazione, circa il 10 per cento in più rispetto a settembre 2019, che portano a 1.761 i dossier pendenti a carico dei 27 Stati membri, l’Italia si posiziona in cima alla classifica, con un aumento rispetto allo scorso anno del 16,46 per cento. Accumulando, così, 92 procedure aperte a suo carico, il valore più alto da settembre 2015. Ma non è tutto. Ci sarebbero, infatti, alcune infrazioni per cui il nostro Paese ha subito addirittura seconde condanne. In cima alla lista delle criticità, l’irrisolta questione delle discariche abusive. Dalla prima condanna del 2015 il totale delle multe è salito a 224 milioni di euro, di cui 141 solamente nel biennio 2015-2016. Ma tra i settori finiti sotto la lente di Bruxelles non mancano neppure  mobilità e trasporto, oltre altre questioni ambientali. La seconda procedura più dispendiosa, sulla quale nel 2015 è intervenuta anche una sentenza della Corte europea di giustizia, è quella delle Ecoballe in Campania. Insomma, conti alla mano, un vero e proprio salasso. Che in un Paese come l’Italia non passa di certo inosservato agli occhi delle istituzioni europee.