M5S in giunta nel Lazio. Attivisti in rivolta contro la Lombardi e la Corrado. La base boccia l’intesa con Zingaretti. E chiede le dimissioni delle assessore

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Scaricare Virginia Raggi in cambio di due posti nella giunta regionale del Lazio. Se questo era l’intento di una parte del Pd e di una parte degli stessi M5S, non sarà un’impresa semplice. La ricandidatura della sindaca di Roma è stata blindata da Beppe Grillo, da diversi big del Movimento e ora a quanto pare, seppure indirettamente, dalla stessa base pentastellata.

I portavoce nei diversi centri del Lazio, dalla stessa Roma alle province, piccoli centri compresi, non hanno gradito le modalità con cui sono entrate nell’esecutivo di Nicola Zingaretti le consigliere Roberta Lombardi (nella foto) e Valentina Corrado (leggi l’articolo). Gli stessi portavoce, tra cui diversi consiglieri comunali, hanno quindi sottoscritto un documento e hanno chiesto le dimissioni delle due esponenti pentastellate.

L’AFFONDO. Oltre 70 consiglieri comunali M5S e gruppi territoriali del Lazio, nella nota che hanno condiviso, specificano che l’ingresso del Movimento nella giunta regionale non è stata concordata con i territori e tale particolare, che rappresenta una brusca virata nel modo di fare politica dei 5 Stelle, non è stata da loro digerita. La definiscono una “operazione politica decisa da pochi e con pochi a discapito di tutti”.

Per la base pentastellata non regge il teorema dei punti di programma da portare a compimento, definendolo un motivo utilizzato per giustificare la “scellerata decisione” di lasciare l’opposizione per entrare nella maggioranza, aggiungendo che avrebbe avuto senso, non certo giustificazione, se posto all’inizio della consiliatura e non ora. Consiglieri e attivisti specificano quindi che l’opposizione è il ruolo assegnato dai cittadini alla candidata presidente Roberta Lombardi e alla sua lista.

“Si governa quando si vince – dichiarano – chi perde va in opposizione”. Poi l’affondo su Lombardi e Corrado: “Improvvisamente per alcuni consiglieri regionali il ruolo di opposizione è divenuto stretto, fine a sé stesso e inutile, tanto da valutare la possibilità di passare in maggioranza con il Pd, aspetto impensabile solo qualche mese fa”. Ancora: “Laddove invece il Movimento è governo cittadino, come a Roma, ha avuto il consenso popolare nelle urne elettorali e non per giochi di palazzo”.

IL PUNTO. Consiglieri e portavoce rivendicano le “sacrosante battaglie” contro i vitalizi regionali, la “pessima gestione” rifiuti, “il poltronificio delle partecipate”, lo “sfascio” della sanità, gli esposti e le denunce M5S contro l’amministrazione Zingaretti, definendoli tutti temi ancora attuali. L’entrata nella giunta per loro rappresenta così un’incoerenza con quelle battaglie e il tradimento di tutti i cittadini che hanno votato per i 5 Stelle. E a Lombardi e Corrado chiedono di dimettersi da consiglieri regionali, battendo sul valore del “rifiuto del doppio ruolo”.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Bongiorno conflitti d’interesse

Fosse per certi leghisti dovrebbe dimettersi pure Papa Francesco. Quindi che c’è da meravigliarsi se ieri si sono svegliati con la pretesa di cacciare dal governo la sottosegretaria Macina, coriacea esponente dei 5 Stelle passata per le armi senza bisogno di processo per lesa maestà

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