Mafia Capitale, Cantone boccia il maxiappalto per il Centro rifugiati di Mineo. Ma i sindaci del Consorzio siciliano se ne fregano e convalidano la commessa

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di Stefano Sansonetti

Nove mini-comuni siciliani sbattono la porta in faccia all’Autorità Anticorruzione. E decidono di confermare un maxiappalto che secondo Raffaele Cantone faceva acqua da tutte le parti. Peccato che quel maxiappalto, del valore di 100 milioni di euro in tre anni, fosse proprio relativo alla gestione del Cara di Mineo, il Centro siciliano di accoglienza dei richiedenti asilo finito nel mirino anche di questa seconda fase dell’inchiesta su Mafia Capitale. Per turbativa d’asta, in riferimento alla commessa in questione, è indagato Giuseppe Castiglione, sottosegretario all’agricoltura molto vicino al ministro dell’interno Angelino Alfano. Ma quello che finora è rimasto sullo sfondo è l’incredibile scontro tra Cantone e il Consorzio Calatino Terra D’Accoglienza. Di che consorzio parliamo? Si tratta di un gruppo di 9 piccoli comuni siciliani (tra cui Mineo) che ha la gestione amministrativa del Cara, tra i più grandi centri di accoglienza in Europa con circa 4 mila migranti di 48 nazionalità diverse. In base a un accordo con la prefettura di Catania, siglato il 20 dicembre del 2013, è proprio il Consorzio Calatino ad organizzare l’appalto per la gestione ordinaria del Cara. Come aveva raccontato l’anno scorso da La Notizia, si tratta di una torta da quasi 100 milioni di euro in tre anni (per la precisione 96,9 milioni). Cifra più che sufficiente a far capire perché la presunta cupola di Mafia Capitale fosse particolarmente interessata.

LA PROCEDURA
La commessa, nel luglio del 2014, è stata assegnata a un raggruppamento con il Consorzio Casa della solidarietà (sede a Roma), il Consorzio Sol. Calatino (sede a Caltagirone), il Consorzio di cooperative Sisifo (sede a Palermo), la Pizzarotti & c. spa (sede a Parma), il Comitato provinciale della Croce rossa di Catania e La Cascina global service srl, società controllata dalla coop romana La Cascina, vicina a Comunione Liberazione. Nella commissione che ha disposto l’aggiudicazione, tra gli altri, c’era pure Luca Odevaine, finito nell’inchiesta e già vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni sindaco di Roma. A sfuggire ai radar è però l’incredibile scontro tra il Consorzio Calatino e Cantone. Si dà infatti il caso che il 9 giugno del 2014, poco prima dell’aggiudicazione definitiva dell’appalto, la società cooperativa C.O.T. (poi non inclusa nel raggruppamento vincitore), avesse chiesto all’Anticorruzione un parere “precontenzioso” sulla procedura di gara. Ebbene, il 25 febbraio del 2015 l’Autorità presieduta da Cantone emette un parere (n. 15) in cui giudica illegittima “la lex specialis di gara”, perché in contrasto con i principi di concorrenza, proporzionalità, trasparenza, imparzialità ed economicità. Insomma, una bastonata. A quel punto il Consorzio Calatino si trova costretto a congelare in autotutela la decisione con cui aveva aggiudicato la commessa. E subito dopo chiede al raggruppamento vincitore di fornire elementi di risposta alle critiche mosse dall’Anticorruzione. Naturalmente in questo caso il diritto si mischia con gli interessi intorno al valore economico della gara. Il raggruppamento fa pervenire le sue controdeduzioni e il Consorzio Calatino, con determina del 14 maggio scorso firmata dal direttore Giovanni Ferrera, decide di confermare per filo e per segno l’appalto, voltando le spalle al parere di Cantone.

L’ESITO
Insomma, 9 minicomuni siciliani riuniti in Consorzio (Mineo, Ramacca, San Michele di Ganzaria, Vizzini, Raddusa, Licodia Eubea, Mirabella Imbaccari, San Cono e Castel di Iudica) hanno gestito da soli un maxiappalto da 100 milioni di euro. E hanno tranquillamente tirato dritto davanti alle stroncature dell’Anticorruzione. Che i 9 minicomuni avvertissero una certa “pressione”, nella gestione della maxigara, è dimostrato dalla decisione, presa il 7 gennaio 2014, di affidare a un collegio di esperti un parere sull’iter procedurale più adeguato da adottare. E così, con 21 mila euro, venne pagato l’intervento di tre noti amministrativisti catanesi: Agatino Cariola, Andrea Scuderi e Dario Sammartino. Tutto questo, però, non è servito a evitare le critiche di Cantone. Anzi, come rivelato dal Fatto Quotidiano, Cantone ha addirittura scritto ad Alfano per stigmatizzare la gara di appalto per la gestione del Cara di Mineo. Ma il ministro, a quanto pare, non ha ancora risposto. Adesso, come è emerso ieri in serata, Cantone potrebbe andare al contrattacco chiedendo il commissariamento dell’appalto per la gestione del Centro, come fatto per Expo.

Twitter: @SSansonetti

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