Mafia Capitale, si stringe la morsa sul boss. Per Carminati arriva la richiesta di carcere duro. La Procura di Roma chiederà al ministero l’applicazione del 41 bis

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Per Massimo Carminati arriva la richiesta di carcere duro. La procura di Roma chiederà a breve al ministero della giust izia l’applicazione del regime previsto dall’articolo 41 bis all’ex Nar, accusato di essere al vertice della cupola al centro di Mafia Capitale. Il provvedimento, se sarà accolta la richiesta, sarà comunicato al carcere di Tolmezzo in provincia di Udine dove per ragioni di sicurezza Carminati è stato trasferito nei giorni scorsi. Nei confronti dell’ex terrorista il tribunale del Riesame aveva già respinto il ricorso presentato dai suoi difensori e aveva confermato il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis). Il 2 dicembre Giuseppe Pignatone, ex capo della Procura di Reggio Calabria e di Palermo, oggi capo della procura di Roma, aveva detto: “Con questa operazione abbiamo risposto alla domanda se la mafia è a Roma. La risposta è che a Roma la mafia c’è”.

LE IPOTESI DELL’ACCUSA
Al centro dell’inchiesta una sorta di cupola che, secondo l’ipotesi accusatoria, inquinava appalti a Roma ed era capace di corrompere esponenti di destra e di sinistra. Per gli inquirenti alla base di Mafia Capitale c’è “un’organizzazione romana originaria e originale: autoctona anche se collegata ad altre organizzazioni e con caratteri suoi proprie e originali”.

IL QUADRO
Quest’organizzazione, svelata e colpita con un’operazione del Ros, governava il “mondo di mezzo” come teorizzato dall’uomo ritenuto il capo della banda ovvero Carminati. E oggi con questa richiesta i pm certificano ulteriormente la loro ipotesi sulla sua leadership. Ed è Carminati stesso, come hanno svelato le intercettazioni, che presentava anche il manifesto dell’organizzazione, la sua funzione e la sua mission: “È la teoria del mondo di mezzo compà. Ci stanno…come si dice…i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo…e allora…e allora vuol dire che ci sta un mondo…un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano…come è possibile…che ne so… che un domani io posso stare a cena con Berlusconi”. Secondo gli inquirenti Carminati rinnovava rapporti, rinsaldava relazioni, tesseva trame. Era lui che forniva schede dedicate ai suoi uomini, proteggeva e “affiliava” imprenditori, manteneva i contatti con le altre organizzazioni criminali e contemporaneamente anche con il mondo politico, istituzionale, finanziario.

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