La Sveglia

Meloni, il Superbonus e la propaganda per bambini

Meloni come sempre prova a buttarla sul populismo d’accatto: "Il Superbonus è costato 2mila euro a ogni italiano". Ma i conti non tornano.

Meloni, il Superbonus e la propaganda per bambini

L’incaglio è evidente e questa volta non bastano una manciata di parole di circostanza per cavarsela. Lo stop al Superbonus edilizio (anzi, meglio, le modalità dello stop al superbonus edilizio) conferma che il governo Meloni riesca fin da queste prime battute a dimostrarsi pasticcione. La decisione di bloccare le cessioni del credito delle agevolazioni fiscali è un cappio alla gola per le aziende.

Meloni come sempre prova a buttarla sul populismo d’accatto: “Il Superbonus è costato 2mila euro a ogni italiano”. Ma i conti non tornano

Non funziona nemmeno la presidente del Consiglio Meloni che prova come sempre a buttarla sul populismo d’accatto: “il superbonus è costato 2mila euro a ogni italiano – dice -. Quando spende lo stato non è nulla gratis”. Verissimo. Solo che questo gioco di dividere le spese per il numero degli abitanti è molto pericoloso e si ritorce facilmente contro.

Quei 25 miliardi sono crediti decennali. Ogni italiano, neonati inclusi, ha speso negli ultimi 24 mesi 275 euro in armi. Solo l’anno scorso ogni in italiano, in 12 mesi, neonati compresi, ha speso 1680 euro per pagare l’evasione fiscale che questo governo senza troppe remore accarezza per ottenere voti.

Continuiamo: mentre le famiglie e le imprese italiane sono strozzate dall’aumento del gas gli extraprofitti di 9 mesi (solo 9 mesi) di Eni diviso per il numero degli italiani, neonati compresi, è di 285 euro a testa. Le mafie? Costano 680 euro a italiano, neonati compresi. LA corruzione è stimata sui 230 miliardi all’anno. Diviso per ogni italiano, neonati inclusi? 3900 euro a testa.

C’è una differenza sostanziale che la presidente Meloni omette: a differenza di mafie e corruzione la ricaduta del superbonus in termini di creazione di lavoro e di sostenibilità ambientale è un guadagno che andrebbe sottratto al costo. Ma qui non è in discussione una misura che, come tutte, è ovviamente perfezionabile. Qui si tratta di discutere di una modalità propagandistica che potrebbe funzionare al massimo in un programma per bambini, vista la sua inutile stupidità. Esattamente come le divisioni qui sopra.

Non è un caso che contro Giorgia Meloni ieri abbia deciso di schiantarsi anche Silvio Berlusconi: “Il Parlamento sovrano discuterà il decreto, e, nei tempi richiesti, ove lo ritenesse opportuno, potrà apportare utili modifiche“, dice. La prova che Meloni e i suoi sono ben consapevoli di rischiare grosso la si può intendere anche dalle parole di Tommaso Foti, capogruppo di Fdi alla Camera. “La proposta di Forza Italia per un tavolo di maggioranza sul superbonus?

Vedremo, per ora aspettiamo l’incontro di oggi a Palazzo Chigi, dove ci sono già le associazioni che hanno diretto interesse sul decreto”, ha detto il meloniano, rispondendo a Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo. Oggi il governo incontra le associazioni di categoria e ci vorrà molto di più di una semplice divisione per bambini per ottenere la fiducia delle imprese. Erano pronti, dicevano. Si vede.

 

Leggi anche: Retromarcia della Meloni sul Superbonus: le proposte di FdI sul tavolo per non spaccare la maggioranza