Giorgia Meloni smaschera Salvini: contro Speranza la Lega giocava

SALVINI MELONI
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In ogni democrazia che si rispetti l’opposizione fa l’opposizione e, qualora lo ritenga opportuno, può avvalersi degli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione per manifestare il proprio dissenso verso l’operato della maggioranza, del governo o di un singolo ministro. È questo il caso di Fratelli d’Italia, unico partito che non appoggia l’esecutivo di larghe intese guidato da Mario Draghi. Che presenterà una mozione di sfiducia nei confronti del ministro della Salute, Roberto Speranza. Del quale da tempo denuncia “l’incompetenza e l’inadeguatezza” e con la quale “ lo impegna a rassegnare immediatamente le proprie dimissioni”.

Giorgia Meloni smaschera Salvini: contro Speranza la Lega giocava

Giorgia Meloni è ben consapevole, da parlamentare di lungo corso qual è, che per presentare una mozione di sfiducia individuale, secondo i regolamenti, questa deve essere sottoscritta da almeno 63 deputati e 32 senatori. Ma per il momento, con l’adesione di Alternativa c’è e Italexit dell’ex M5s Gianluigi Paragone, alla Camera hanno firmato in totale 50 deputati. Tredici in meno della soglia richiesta. Mentre a  Palazzo Madama FdI conta 20 senatori e dunque per poter presentare la mozione ne occorrono almeno altri 12: servirebbe che anche  altre forze politiche, a partire da quelle di centrodestra, sposassero l’iniziativa.

Non a caso la leader di FdI, annunciando la sua intenzione, in un post su Facebook ha provato a mettere all’angolo gli alleati di coalizione. Soprattutto la Lega di Matteo Salvini che un giorno sì e l’altro pure riserva all’esponente di LeU improperi e intemerate. “FdI presenterà una mozione di sfiducia nei confronti di Speranza e vediamo chi si assumerà la responsabilità di tenerlo ancora al suo posto. Non è più tempo di Speranza, ma di coraggio”.

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La mozione di sfiducia di Fratelli d’Italia nei confronti di Roberto Speranza

E piccata, è arrivata ieri la risposta del capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, ospite di Un giorno da pecora su Radio Rai1. La domanda è diretta, non si scappa: la sfiducia proposta da FdI nei confronti del ministro della Salute  Speranza è stata una mossa permettere in difficoltà la Lega? “Certo, certo”. La risposta pure. Inequivocabile. Il leghista non prova dunque a negare che i rapporti fra alleati siano, per usare un eufemismo, decisamente tesi: in pratica ha accusato la Meloni di aver teso al suo partito un trappolone.

“Noi non vogliamo mettere in difficoltà il governo e di sicuro non lo faremo – ha continuato Romeo -. Noi non abbiamo chiesto la testa di Speranza, gli abbiamo semplicemente detto se si poteva in qualche modo cercare di essere un po’ più ragionevoli e flessibili nelle regole. Venendo incontro alle tante esigenze che ci sono. Forse essendo di Leu vede rosso dappertutto, vede regioni rosse dappertutto, ma lo dico per sdrammatizzare”.

Le riaperture dal 26 aprile e Meloni

“Vede rosso” è stata un’espressione usata anche dallo stesso Salvini, che però aveva pure continuato con una frase che certo non può essere definita conciliante. “Tenere chiusi gli italiani dopo Pasqua, anche se la scienza dice che si può riaprire in sicurezza, sarebbe un sequestro di persona”, aveva tuonato il 2 aprile scorso dopo un lungo braccio di ferro sulle riaperture e il tentativo di mediazione con Draghi sul nuovo decreto anti-Covid. Precisando: “Con il premier tutto bene, con qualche ministro di sinistra un po’ meno, perché là l’ideologia vale più della scienza”.

E quel ministro era Speranza, citato espressamente più avanti nel corso dell’intervista rilasciata quel giorno ad un emittente regionale lombarda. “Se Speranza, dopo Pasqua continuerà a intestardirsi sul rosso a prescindere dai dati medici e ospedalieri fa un torto agli italiani”. Ma questa è solo una di una lunga serie di dichiarazioni che nel corso dei mesi si sono susseguite contro la linea rigorista del ministro in questione. Che alla fine, in ogni caso, ha dovuto cedere visto che ieri il premier Draghi in conferenza stampa, pur ribadendo per la seconda volta di aver scelto personalmente il titolare della Salute e di nutrire “stima” nei suoi confronti, ha annunciato che dal 26 aprile l’Italia inizia a ripartire, con un “rischio ragionato”.

Le tanto attese riaperture non solo ci saranno, ma sono state anticipate di una settimana rispetto alla previsione iniziale del 3 maggio. Potranno riaprire, in zona gialla, ristoranti, cinema e teatri all’aperto. E tutti gli studenti di ogni ordine e grado torneranno a scuola in presenza nelle aree gialle e arancioni. Per il ministro Speranza una sfiducia di fatto, ma per la Lega lui sta bene dove sta. Parigi val bene una messa.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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