Giorgia Meloni questa mattina si è presentata al Senato per le sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo. Un intervento nel quale la presidente del Consiglio ha affrontato la crisi energetica, il dossier ucraino e quello relativo alla guerra in Medio Oriente, con non poche sorprese. La più evidente è stata la presa di distanza, seppur con toni prudenti, per evitare risposte scomposte, dall’iniziativa di Donald Trump che, nei giorni scorsi, ha annunciato un’intesa per la fornitura di gasolio russo.
Secondo la leader di Fratelli d’Italia, la mossa del tycoon è “rischiosa e contraddittoria” e, per questo, è ancora più urgente una risposta “coordinata e rapida” da parte dell’Unione europea sul fronte energetico. Del resto, il caro energia è stato il filo conduttore di gran parte dell’intervento di Meloni.
Energia e carburanti
Tra i primi temi affrontati c’è stato proprio quello dell’accordo commerciale tra il presidente americano e Vladimir Putin. Un’iniziativa che la premier considera particolarmente rischiosa, anche perché, a suo giudizio, “l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina”. Per questo, secondo Meloni, la decisione di Trump ha “un risultato dubbio, mentre i rischi sono chiari: una legittimazione per Mosca”.
Ciò che serve, per Meloni, è invece “ridurre le tensioni” in Medio Oriente e garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, “senza pedaggi e senza limitazioni discriminatorie”. Per raggiungere questo risultato, è necessario che i partner europei diano un contributo maggiore alla missione Aspides, “che l’Italia guida e si regge in larga parte sul contributo di pochissime nazioni: servono più navi e servono ora”. La premier auspica inoltre una risposta “coordinata e rapida” da parte dell’Europa per far fronte al caro prezzi, perché “nessuno, di fronte a uno scenario del genere, può rispondere efficacemente da solo”.
Meloni aggiunge che, a suo dire, “bisogna intervenire sul mercato degli ETS e sulla formazione del prezzo dell’elettricità, e bisogna garantire agli Stati membri la flessibilità necessaria sia sulla spesa consentita dal Patto di stabilità sia per l’utilizzo del maggior gettito IVA al fine di sostenere famiglie e imprese”. Tutte ragioni per le quali, ha sostenuto, è necessario rivedere le “regole sbagliate” sulla transizione ambientale ed evitare che queste “aggravino gli effetti delle crisi che stiamo attraversando”.
Il dossier ucraino
Mentre Donald Trump sembra voler ridimensionare il coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto ucraino, Meloni ribadisce il pieno sostegno dell’Italia a Kiev. Il supporto all’Ucraina, spiega, “non è alternativo alla pace, ma la rende possibile. Comprendo il dibattito” sul tema, “nessuno in quest’Aula vuole la guerra, tutti vogliamo che si arrivi alla pace, la differenza è su come pensiamo che ci si arrivi”.
Ciò che Meloni non accetta sono le critiche delle opposizioni sull’aumento delle spese militari: “Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola: se non li spendessimo per la difesa, non potremmo spenderli per altro. Chi racconta che più sicurezza significa meno ospedali, risorse distratte dai servizi essenziali da un governo di guerrafondai, mente sapendo di farlo”.
Sul dossier ucraino, Meloni ritiene che l’Europa non possa più permettersi di limitarsi a osservare le decisioni altrui: “Le condizioni di una pace che riguarda il nostro continente e quindi la nostra sicurezza non possono essere scritte senza di noi”. L’importante, insiste la premier, è che l’Europa “non vada in ordine sparso, non offra il fianco a chi ha interesse ad alimentare le divisioni, non faccia regali a Mosca”.
La situazione in Medio Oriente
Parlando della crisi in Medio Oriente, Meloni ha ribadito che “la sicurezza dello Stato di Israele […] non può essere messa in discussione e continuo a ritenere che con Israele sia necessario mantenere aperto ogni canale di dialogo”. Al tempo stesso, bisognerà chiedere al nuovo governo di Tel Aviv, “chiunque vincerà le elezioni”, di “interrompere la spirale negativa”. La premier ha inoltre auspicato la riapertura del dialogo tra israeliani e palestinesi, per evitare che il progetto dei due popoli e due Stati naufraghi definitivamente.
Per Meloni è necessario anche che Israele e Libano tornino a lavorare a una pace “vera e giusta”, che la leadership di Beirut “credo sia sinceramente pronta a sottoscrivere”. In quest’ottica, l’Italia è pronta a promuovere un’iniziativa con la Francia per il dopo UNIFIL, con l’obiettivo di dotare le forze armate libanesi delle capacità necessarie ad affermare la sovranità del Libano su tutto il territorio nazionale.
Il bilancio UE
In conclusione del suo intervento, Meloni, parlando del bilancio UE da approvare entro la fine dell’anno, ha avvertito i partner europei che l’Italia non firmerà “un accordo non vantaggioso per rispettare una data. Noi firmeremo un accordo solo quando sarà giusto per l’Italia“. Per questo, ha concluso la premier, “l’Italia non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la pesca e la coesione”.
Inoltre, ha ribadito il suo “no a nuove tasse” per finanziare la spesa europea, sostenendo che sarebbe preferibile eliminare i *rebates*, ovvero gli sconti di cui ancora godono alcuni Stati membri: “Non possiamo accettare che l’Italia versi di più al bilancio europeo e allo stesso tempo riceva di meno, è una semplice questione di equità”.
La replica del Movimento 5 Stelle
A rispondere alla premier è stata Mariolina Castellone, del Movimento 5 Stelle, che durante il suo intervento a Palazzo Madama ha dichiarato: “Meloni dice che in questo Consiglio europeo chiederà di cambiare regole che ritiene sbagliate, ma le ricordo che quelle regole le ha sottoscritte lei. Questa Europa è anche una sua costruzione, è l’Europa della sua Von der Leyen, del suo vicepresidente Fitto, è l’Europa del Patto di stabilità che lei ha sottoscritto nonostante ci costi 18 miliardi l’anno di tagli e tasse, è l’Europa del suo piano di riarmo da 800 miliardi”.
“Oggi andate in Europa a elemosinare flessibilità dopo esservi piegati ai vincoli europei: siete diventati i patrioti che hanno svenduto l’Italia sull’altare di un’economia di guerra. E non ci venga a dire che anche i governi Conte hanno fatto quello che state facendo voi sull’aumento delle spese militari, perché sa benissimo che incrementi medi di 2 miliardi all’anno sono ben diversi dall’obiettivo di arrivare al 5% del PIL, che comporterebbe una spesa media di 100 miliardi l’anno nei prossimi anni”, ha concluso Castellone.