Il meteo estremo e in continuo surriscaldamento di questi giorni rischia di non essere un inconveniente estivo ma una vera e propria emergenza sanitaria. Da giorni l’Italia è stretta in una morsa di calore che non conosce tregua, nemmeno dopo il tramonto. L’anticiclone africano ha piantato le tende sulla Penisola e secondo i meteorologi non ha nessuna intenzione di spostarsi, o almeno non lo farà molto presto.
L’anticiclone africano “Cerberus”: cos’è e perché fa così paura
Dietro le temperature record di questi giorni c’è una struttura meteorologica ben precisa: l’anticiclone subtropicale nord-africano, che i media e i meteorologi hanno già ribattezzato “Cerberus”, come il cane a tre teste che nella mitologia greca custodisce l’ingresso degli Inferi. Un nome che, guardando il termometro, sembra tutt’altro che esagerato.
Una vasta massa d’aria rovente, in risalita dall’Algeria, ha invaso l’Europa centro-meridionale spingendosi fino alla Danimarca. In Italia l’effetto è immediato: lo zero termico è salito a circa 4.400 metri, un valore tanto eccezionale quanto drammatico, e le temperature massime si sono attestate stabilmente sopra i 36-38°C nelle pianure interne, con punte che sfiorano o superano i 39°C nelle zone più esposte.
La caratteristica più preoccupante di questa ondata non è solo l’intensità, ma la durata. Secondo le analisi dei meteorologi di 3bMeteo, si tratta di una “configurazione di blocco”, in gergo tecnico definita “a Omega”, che mantiene l’alta pressione africana praticamente ferma sull’Europa occidentale, con spostamenti minimi. Questo significa settimane, non giorni, di caldo persistente. E il peggio, paradossalmente, potrebbe ancora arrivare. Dati alla mano il picco di calore potrebbe verificarsi tra giovedì 25 e venerdì 26 giugno quando la bolla di aria rovente potrebbe spostarsi ulteriormente sull’Italia, portando valori locali fino a 40°C.
Quando finirà? I meteorologi sono concordi affermando che, almeno per il momento, non ci sono segnali di cedimento rapido dell’anticiclone. L’ipotesi più accreditata parla di una possibile svolta solo ai primi di luglio, quando un sistema perturbato potrebbe scendere dall’Atlantico.
Le previsioni neteo giorno per giorno
Oggi, lunedì 22 giugno siamo in una fase di caldo intenso. Le temperature massime in pianura Padana si attestano attorno ai 37-38°C, con punte locali addirittura superiori. L’Emilia-Romagna è tra le regioni più colpite, con le pianure di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara e Ravenna che registrano temperature massime tra 36 e 38°C. Al Centro non va granché meglio perché temperature simili si registreranno in Toscana, Umbria e Lazio. Al Sud e sulle coste il caldo è mitigato dalle brezze, ma il clima resta afoso e pesante.
Domani e mercoledì 24 giugno la situazione meteorologica resterà stazionaria. Caldo persistente su tutto il Paese, con temporali pomeridiani possibili lungo le Alpi, le Prealpi e l’Appennino. Precipitazioni che qualcuno potrebbe intepretare come una boccata d’ossigeno, ma così non è. Secondo i meteorologi si tratta di temporali di calore, localizzati e potenzialmente intensi, non di certo una perturbazione rinfrescante.
Giovedì e venerdì 26 giugno la situazione sembra destinata a peggiorare ulteriormente. I modelli matematici, infatti, indicano che la bolla africana potrebbe spostarsi verso l’Italia con punte di 39-40°C nelle zone interne del Centro-Nord, portando a notti tropicali anche nelle ore più fresche e fino a prima dell’alba.
Il fine settimana del 27-28 giugno potrebbe far registrare un lieve caldo delle temperature al Nord, mentre al Centro-Sud il caldo resterà intenso. In ogni caso neanche al nord si tratterà di una tregua perché a dominare sarà l’afa.
Le città da bollino rosso
Il Ministero della Salute monitora quotidianamente 27 città italiane attraverso il Bollettino sulle Ondate di Calore, assegnando tre livelli di allerta: giallo (pre-allerta), arancione (rischio per le persone fragili) e rosso (rischio per l’intera popolazione, non solo per le categorie vulnerabili).
Nelle ultime giornate il bollino rosso, il livello più critico, ha coinvolto un numero sempre crescente di città. Questa settimana le città più a rischio nel nord saranno Milano, Torino, Bologna, Brescia, Verona, Bolzano, Venezia; al centro Firenze, Roma, Perugia, Rieti; mentre al sud e sulle isole la situazione sarà critica a Napoli e nelle zone interne della Sardegna.
Per comprendere l’entità del fenomeno basta guardare ai dati di questa ondata di calore dove, per la prima volta da settimane, nessuna delle 27 città monitorate ha il bollino verde. Persino le città tradizionalmente più “fresche” come Cagliari, Campobasso e Genova sono passate almeno al livello giallo di pre-allerta. Insomma l’Italia, da Nord a Sud, è letteralmente nella morsa del caldo estremo.
Il vero pericolo: le notti tropicali
Si parla molto delle temperature massime diurne, che potranno raggiungere i 40 gradi, ma secondo gli esperti il rischio più insidioso di questa ondata si nasconde di notte, quando i termometri in molte città non riescono a scendere sotto i 25-27°C anche nelle ore più fresche prima dell’alba.
Si tratta di un fenomeno che prende il nome di notti tropicali e che scatta quando la temperatura minima notturna non scende sotto i 20°C. Proprio questa dinamica mette sotto stress il fisico che durante la notte abbassa la temperatura corporea per ricaricare le energie. Il problema è che quando questo processo viene impedito dal caldo, anche chi di giorno riesce a stare fresco accumula uno stress termico che si somma giorno dopo giorno.
I dati dell’ISPRA confermano che il numero di notti tropicali in Italia è in crescita costante: nel 2024 ne sono state registrate in media 25 in più rispetto alla norma climatica 1991-2020, con punte ancora più alte in alcune aree urbane. Chi si sveglia stanco nonostante abbia dormito otto ore non si sta immaginando i problemi: il suo corpo ha semplicemente lavorato tutta la notte cercando di abbassare la propria temperatura, senza riuscirci.