MiRaggi di rinvio a giudizio. Però la sindaca non schioderà. Le opposizioni accusano la doppia morale del Movimento 5 Stelle

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Per carità, non si può dire che la sindaca Virginia Raggi abbia messo le mani avanti, ma poco ci manca. Perché alle domande dei giornalisti su eventuali dimissioni della sindaca in caso di rinvio a giudizio (ricordiamo che la Raggi è indagata per abuso d’ufficio in due inchieste distinte, una sulla nomina del fratello di Raffale Marra al vertice del dipartimento Turismo del Campidoglio; l’altra sulla nomina di Salvatore Romeo a capo della segreteria politica del Campidoglio), la prima cittadina è stata chiara: “Stiamo parlando – ha detto ai giornalisti – in questo momento di una cosa che non è attuale, e comunque direi di no”. Le dichiarazioni della Raggi sono arrivate al convegno patrocinato dalla Segreteria vaticana per la Comunicazione cui partecipava anche il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Che, ovviamente, interpellato sulla possibilità che la sindaca possa essere indagata, ha risposto secco: “Nel caso faremo ciò che il nostro codice etico stabilisce”. Insomma, prima ancora che arrivi un eventuale rinvio a giudizio, la Raggi torna nel ciclone delle polemiche. Ma, d’altronde, sarebbe stato inevitabile considerando che la sindaca di Roma sarà testimone della difesa del suo ex capo del personale e braccio destro, Raffaele Marra, a processo per corruzione in concorso con il costruttore romano Sergio Scarpellini. I giudici della seconda sezione penale hanno ammesso dieci testi per ciascuno dei due imputati. E quindi, tra questi, ci sarà anche Raggi, che sarà in aula il 30 giugno. Certo, parliamo di un atto procedurale indipendente dalla sindaca stessa, ma che inevitabilmente riporta il “tema Marra” di attualità. Ma ciò che già fa discutere è quella che molti, tra opinionisti e rivali politici, già hanno ribattezzato “doppia morale a 5 Stelle”. Tra i commenti più ficcanti spicca, ad esempio, quello di Lorenza Bonaccorsi, presidente del Pd Lazio, secondo cui “la svolta garantista di Virginia Raggi, che non si dimetterà se verrà rinviata a giudizio, è l’ennesima conferma della doppia morale M5S e dimostra che la sindaca teme seriamente che rischia di finire a processo’’. Un parere condiviso da tanti, non solo nel Pd.

Due pesi e due misure – Non fosse altro che per un motivo. È indubbio, infatti, che il trattamento riservato alla sindaca (per cui, ricordiamo, è stato redatto un codice di comportamento ad hoc) non è lo stesso che Beppe Grillo & co. hanno riservato ad altri politici, interni ed esterni al Movimento. Alcuni esempi su tutti: Federico Pizzarotti è stato cacciato dal Movimento nonostante non sia mai arrivato nemmeno il rinvio a giudizio, il deputato Riccardo Nuti (insieme a Giulia Di Vita e Claudia Mannino), nonostante non sia ancora stati rinviati a giudizio, sono stati indotti – perché questo è successo – all’autosospensione prima che Grillo lo facesse d’imperio. Per non parlare, ancora, della mole di richieste di dimissioni riversate su sindaci e amministratori di altri partiti, casomai solo perché iscritti nel registro degli indagati. Ecco, è inevitabile che ora suoni molto strano che per la Raggi si chiuda un occhio. Anzi, tutti e due.