Moonlight, un romanzo di poetica formazione contro gli stereotipi. Cosa vuol dire crescere nella Black America, con gli occhi di Chiron

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A sorpresa e battendo la concorrenza soprattutto di La La Land, per la categoria miglior film 2017 ha trionfato Moonlight, un film contro gli stereotipi e che tende a mostrare il lato umano dei diseredati, della popolazione nera, troppo bistratta negli States perbenisti e moralisti.

Ecco cosa affronta con costante poesia, il film Moonlight: quanto è difficile essere neri, poveri e vivere ai margini, come capita al protagonista del film di Barry Jenkins. Opera dura, poetica come detto, sul disagio di crescere in un luogo, come la periferia di Miami, dove i modelli in cui identificarsi sono tutti negativi: spacciatori di droga, escort e machi disadattati. Ma nel film, in sala con la Lucky Red, che ha ottenuto altre due statuette (miglior sceneggiatura non originale e miglior attore non protagonista a Mahershala Ali) e ha aperto l’11/ma edizione della Festa di Roma, anche l’amicizia e l’amore, nelle sue diverse forme, anche quella omosessuale.

Moonlight si sviluppa, sagacemente, in tre capitoli, sviluppando così la vita dall’infanzia all’età adulta di Trevante Rhodes detto Chiron, silenzioso ragazzo di colore, interpretato, nelle diverse età, da Ashton Sanders, Alex R. Hibbert e Trevante Rhodes. Un ragazzo che ha una madre, Paula (Naomie Harris), drogata e prostituta a tempo pieno. Un ragazzo, Chiron, troppo sensibile, oggetto di mobbing tra i compagni che lo vedono come una femminuccia. Ora, in questo luogo di periferia, Chiron, non si sa perchà, suscita la simpatia di Juan (Mahershala Ali) uno dei tanti pusher della zona che inizia a crescerlo a modo suo. Così il ragazzo si trova a dividere il suo tempo con la madre quasi assente e la presenza sincopata di Juan e la sua compagna Teresa (Janelle Mone).

“Nel film Moonlight – ha detto il regista – c’è la difficoltà di Chiron di elaborare le diverse esperienze d’amore. Mi sono avvicinato ai temi della sessualità nel film facendomi sostenere e attraverso il prisma dell’empatia. Non conosco direttamente che cosa significhi essere un gay nero in America, una cosa invece che conosce bene Tarell Alvin McCraney (autore dell’opera teatrale In Moonlight Black Boys Look Blue, da cui è poi tratto il film). In una prospettiva ideale, quando le persone vedono questo film e passano così un po’ di tempo con questi personaggi hanno la possibilità di diventare empatici con loro. Un modo per capire meglio, in tutte le sfumature, cosa significa sia essere neri in America, sia neri e poveri in America e sia essere gay in America. Una delle cose più belle di questo filmè che ti fa entrare nei personaggi, ti fa vedere le cose con i loro occhi”.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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