Mose di Venezia in alto mare. Per le dighe appalti truccati

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di Viola Tandoi

Il Mose non naviga in buone acque. Sul Consorzio Venezia Nuova, società che si occupa della costruzione delle dighe mobili per difendere la città lagunare dalle alte maree, si è abbattuta la “tempesta perfetta”. Quattordici arresti, tra cui l’ex presidente del Consorzio Giovanni Mazzacurati, e circa cento indagati. Per gli inquirenti sono stati concessi appalti “distorti” in favore di alcune imprese “amiche” e sono state emesse fatture false (che ammonterebbero a sei milioni di euro). La principale accusa nei confronti degli indagati è turbativa d’asta. Una mobilitazione della Guardia di Finanza da “grandi occasioni”, con 500 militari impegnati ieri tra Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Campania. Sette gli arresti domiciliari e altri sette gli obblighi di dimora notificati ai vertice del Consorzio Venezia Nuova e altre società consorziate impegnate nei lavori di costruzione del Mose, 140 le perquisizioni eseguite dai finanzieri. L’inchiesta è quella che ha portato in carcere Piergiorgio Baita, ex ad della Mantovani.

Il dominus
Tra gli arrestati, come detto, c’è l’81enne Giovanni Mazzacurati (padre del regista Carlo), presidente e direttore generale del Consorzio fino alle dimissioni date lo scorso 28 giugno per “motivi di salute”. Le indagini della Guardia di Finanza avrebbero fatto emergere un ruolo dominante e discrezionale del Consorzio Venezia Nuova – in primis, dell’allora presidente Mazzacurati – nella gestione dei lavori del Mose e di tutte le opere ad esso correlate. Ruolo che avrebbe permesso di agevolare alcune imprese a scapito di altre e ciò grazie ad assegnazioni di lavori “fuori quota”, che esulano dai principi del cosiddetto “prezzo chiuso” e dalle rispettive quote di spettanza. Secondo l’accusa, Mazzacurati predeterminava la spartizione delle gare per garantire il monopolio di alcune imprese sul territorio veneto. I gruppi economici minori venivano “tacitati” con il danaro proveniente da altre pubbliche amministrazioni, in modo da conservare alle imprese “maggiori” il fiume di danaro pubblico destinato al Consorzio Venezia Nuova (concessionario che funge da interfaccia con il Ministero delle infrastrutture e il Magistrato alle acque). Le indagini delle Fiamme Gialle lagunari sono infatti iniziate da una verifica fiscale nei confronti della Cooperativa San Martino di Chioggia. Da lì i finanzieri hanno individuato il ruolo centrale, nel meccanismo della presunta distorsione del regolare andamento degli appalti, di Giovanni Mazzacurati. È stato anche accertato l’utilizzo di una società austriaca, mediante la quale veniva fatto lievitare fittiziamente il costo delle palancole e dei sassi da annegamento acquistati da una società croata, così da creare in Austria dei “fondi neri” a disposizione dei referenti della cooperativa.

I ritardi
Gli operai lavorano incessantemente per ultimare l’opera, il cui cantiere è stato aperto nel 2003. Dopo le polemiche sulla sua utilità, sui costi (in tutto 5,5 milioni di euro) e dopo i ritardi causati dalla burocrazia e dalla crisi, si teme che problemi di finanziamento possano fare slittare ancora l’inaugurazione. Ma al Consorzio assicurano che non sarà così: nel 2013 arriveranno 50 milioni di euro e a seguire il miliardo necessario per consegnare l’opera entro il 2016. Le maree hanno ancora tempo per mettere alla prova la pazienza di  veneziani e turisti.

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