Napoli, l’ultimo saluto a Genny. Strappato uno striscione anticamorra. Ma il parroco spiega: “è stato un malinteso”

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Momenti di commozione nella basilica di San Vincenzo nel Rione Sanità di Napoli. Una marea di gente, soprattutto giovani, per salutare per l’ultima volta Gennaro, il diciassettenne ucciso durante una sparatoria e sulla cui morte sono ancora in corso indagini. Tutti, nel Rione, sono convinti dell’innocenza del ragazzo. “Non siamo criminali – ribadiscono gli amici di Genny – basta con queste accuse, Genny era un bravo ragazzo, un pezzo di pane”. Eppure, in quei vicoli la parola ‘camorra’ è ancora troppo pesante. Al punto che la presidente della municipalità, Giuliana Di Sarno, accusa: “L’altra volta abbiamo vinto noi. Oggi la camorra”. Quando la bara bianca arriva in chiesa la piazza si scioglie in un applauso. La cerimonia è pubblica, come richiesto dalla famiglia e concesso dalla Questura di Napoli.

GIALLO NEL GIALLO
Non sono mancati, però, anche attimi di tensione quando è stato esposto dalla Di Sarno lo striscione “Gennaro vive nei nostri cuori che la camorra ha ucciso”. Le viene strappato di mano da alcuni ragazzi. A calmare le acque, al termine della cerimonia, ci ha pensato padre Alex Zanotelli che si è soffermato sull’episodio: “È stato probabilmente un malinteso, perché il giorno prima avevamo tutti insieme con i ragazzi deciso di esporre solo lo striscione ‘Genny vive’, per non trasformare la chiesa in una curva da stadio, con troppi striscioni”. La stessa Di Sarno, d’altronde, ha confermato l’episodio, ma precisa che lei non voleva portarlo nella chiesa ma esporlo all’esterno, “ma quel ragazzo l’ha preso, me l’ha strappato di mano e l’ha fatto sparire”.

CACCIA ALLA VERITÀ
I ragazzi napoletani, però, erano tutti presenti, aldilà delle polemiche e delle indagini, per salutare il loro compagno. Tanti indossavano una maglia bianca con la foto del giovane. E in chiesa anche il padre di Gennaro, Antonio Cesarano, si è rivolto ai ragazzi del quartiere: “Ribellatevi”. E ai killer del figlio: “Costituitevi”. Ieri spazio solo ai pianti, alla commozione e alla compostezza dei presenti. Ma oggi torna la necessità di capire cosa sia successo. ll legale della famiglia Cesarano, l’avvocato Marco Campora, ribadisce con forza, al termine della cerimonia funebre per Genny Cesarano, l’estraneità del diciassettenne alla criminalità organizzata. Il parroco don Antonio Loffredo, intanto, ha invitato il quartiere a restare a lutto fino a quando non ci saranno state risposte: “In chiesa vedete due fiocchi viola. Fatelo tutti. Nelle case, sui balconi. Noi vogliamo stare a lutto fino a quando non ci sarà stata risposta”. Che si spera arrivi il prima possibile. 

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di Gaetano Pedullà

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