Nessuno tocchi la pre-Diletta Leotta. Il popolo del web difende la conduttrice contro la Balivo

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Neanche ci fossero in gioco le sorti del pianeta, i social network sono impazziti sul Tweet al veleno che Caterina Balivo ha spedito alla bellissima collega Diletta Leotta. Nessun perdono per lo spacco inguinale dell’abito rosso vivo ricamato in argento che la bionda conduttrice ha indossato sul palco dell’Ariston. “Non puoi parlare della violazione della #privacy con quel vestito e con la mano che cerca di allargare lo spacco della gonna”, ha scritto la Balivo, mentre l’Auditel sale durante lo scambio tra Conti e Leotta. La presentatrice di Sky Serie B e di Goal DJ, interpellata dal conduttore del Festival, parla di coraggio, incitando tutte le vittime di bullismo e di hackeraggio a denunciare.

La storia – Solo pochi mesi fa Diletta Leotta era stata vittima di hackeraggio, e le foto intime rubate del suo profilo iCloud avevano fatto il giro del web in poche ore. La 25enne catanese è stata per giorni protagonista delle cronache, aumentando la sua notorietà. Forse proprio quel tanto che basta per portarla persino a sfilare al Festival della Musica Italiana.

È la tv bellezza – Una fama figlia del voyeurismo moderno che rende normale la trash-tv: programmi sempre meno incentrati sui contenuti e sempre più schiavi di esibizionismo ed estetica. La colpa non è certo della giovane conduttrice, che sfoggia la sua bellezza come il pubblico (e forse anche la Rai) le richiede. Insensato anche il sillogismo della Balivo: se una donna decide liberamente di mostrare parti del proprio corpo non significa certo che debba essere violata la sua privacy per mostrarne altre. Come dire che le vittime di violenza “se la cercano” perchè girano con la minigonna. Così il popolo del web si è schierato con la Leotta, indicando come “sessista” il Tweet della Balivo. Solo un paio di migliaia i retweet, in confronto a più del doppio dei commenti solidali con la conduttrice di Sky. Il commento più apprezzato è di Vito Carone: “Diletta Leotta sfrutta la sua bellezza per fare carriera. Non la condanno, è la società che richiede certi parametri oggigiorno”. Ma non è la prima volta che il Festival si “infiamma” per gli abiti succinti di ospiti e vallette.

I precedenti – A Sanremo iniziò a dare scandalo Ines Sastre nel 2000, con una scollatura vertiginosa, seguita da Megan Gale nel 2001 e Vittoria Belvedere con un abito completamente trasparente nel 2002. Ma da Hilary Blasi (2006) a Michelle Hunziker (2007) si arriva a Belen Rodriguez (2012) prima di concludere la lunghissima lista di abiti succinti, spacchi inguinali e scollature esagerate. Fino al 2006 non c’era Twitter, ma gli spacchi ci sono sempre stati. Sembrerà un gioco di parole ma sono “spaccati” di una cultura decadente dove la quantità di pelle mostrata è direttamente proporzionale all’audience.  Nulla di nuovo, dunque. Con l’avvento delle TV private e della concorrenza non è più “mamma Rai” a dettare il palinsesto, ma il “pubblico sovrano” che con un click sul telecomando orienta le scelte degli autori. Forse la Balivo non lo sa, ma anche lei è parte di quel pubblico. Se non gradisce, invece di un “Tweet”, basta un semplice click e cambiare canale.

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di Gaetano Pedullà

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