Se l’obiettivo di Benjamin Netanyahu è bombardare il Libano per far saltare i negoziati tra Stati Uniti e Iran, allora sembra che il risultato sia vicino a concretizzarsi. Proprio a causa dei continui martellamenti dell’IDF nel Paese dei Cedri, malgrado il memorandum di pace firmato da Donald Trump e Mojtaba Khamenei prevedesse lo stop ai combattimenti tra Israele e Hezbollah, le trattative tra Washington e Teheran sarebbero dovute iniziare oggi a Bürgenstock, in Svizzera, ma a sorpresa sono state “rinviate a tempo indeterminato”.
Ad annunciarlo è stato il governo svizzero, subito dopo la conferma della cancellazione del viaggio del vicepresidente statunitense J.D. Vance nel Paese alpino. Secondo Berna, “i colloqui previsti tra Stati Uniti, Iran, Qatar e Pakistan sono stati rinviati. La Svizzera resta disponibile a facilitare tali colloqui. Il relativo lavoro preparatorio prosegue”.
Lo scambio di accuse tra Israele e Libano
Al momento non è chiaro cosa sia andato storto, anche se tutto lascia pensare che la mossa dell’amministrazione Trump sia stata decisa a causa dei tentennamenti della delegazione iraniana, che lamenta i continui raid di Israele sul Libano e la mancata assistenza degli Stati Uniti nel contenere l’offensiva militare di Netanyahu.
Che le cose stiano così lo suggerisce quanto accaduto nella notte di ieri, quando le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno effettuato numerosi raid aerei, colpendo miliziani e infrastrutture di Hezbollah in diverse aree del Libano meridionale e causando almeno 16 vittime. Secondo il Times of Israel, gli attacchi sarebbero arrivati in risposta alle “ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte del gruppo terroristico sostenuto dall’Iran”.
Ben diversa la ricostruzione fornita dall’agenzia libanese NNA, secondo cui “il nemico ha commesso diversi massacri all’alba nelle città di Sharqieh, Harouf e Kfarsir, nel distretto di Nabatieh, provocando numerosi martiri, feriti e dispersi. Nabatieh e l’area circostante hanno vissuto una delle notti più difficili della recente aggressione, poiché il nemico ha intensificato significativamente i suoi attacchi”. NNA prosegue spiegando che sono state colpite anche le città di Kfarman, Zibdine, Nabatieh al-Fouqa, Haboush, Sajd e Jabal al-Rafie.
Ben-Gvir e Smotrich vogliono distruggere Hezbollah
Di fronte a questa offensiva aerea, Hezbollah non è rimasto a guardare ma ha risposto colpo su colpo. Negli scontri tra miliziani e IDF sono rimasti uccisi quattro militari israeliani, tra cui il tenente colonnello Dor Gedaliah Ben Simhon, comandante del 52° battaglione della 401ª Brigata Corazzata.
Di fronte a questo eccidio, il discusso ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha usato su X parole di fuoco: “Per ogni lacrima di una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere. Tutto il Libano deve bruciare”.
Successivamente ha aggiunto: “Con tutto il rispetto per gli americani, Israele deve chiarire all’intero mondo che il sangue dei nostri figli e la sicurezza dei nostri cittadini non sono alla mercé di nessuno. Tutto il Libano deve bruciare (…) In Medio Oriente non si vince con risposte misurate e con la moderazione, bisogna scatenarsi. Annientare. Sconfiggere il terrorismo”.
Pesanti anche le parole del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, che ha pubblicato un eloquente messaggio su X: “Una mattinata difficile… È ora di parlare con il fuoco. E di aprire le porte dell’inferno” in Libano.
Parole che rischiano di complicare ulteriormente, forse fino a farle naufragare definitivamente, le trattative tra Stati Uniti e Iran, mentre i Pasdaran affermano di non essere disposti a tollerare ulteriori violenze nel Paese dei Cedri.