Niente dualismo italiano al Giro d’Italia. Aru annuncia la sua assenza, rimandata la sfida a Nibali

di Stefano Iannaccone
Sport

Era il Giro d’Italia cucito su misura per entrambi. Prime tappe in Sardegna e quelle successive in Sicilia: in pratica un invito alla partenza. Fabio Aru, 26 anni sardo di San Gavino Monreale, e Vincenzo Nibali, 32 anni siciliano di Messina, avrebbero potuto infiammare la passione per il ciclismo, rinverdendo i fasti dei dualismi tricolori. Certo non sarebbe stata una riedizione della sfida tra Bartali e Coppi, ma avrebbe sicuramente riportato il Giro d’Italia in primo piano sin dalle prime pedalate.  Due potenziali favoriti italiani in lotta per la maglia rosa è ormai una rarità, creando diverse fazioni tra i tifosi del Cavaliere dei Quattro Mori e lo Squalo, facendo solo del bene uno sport che, a fatica, si sta riconquistando uno spazio in Italia.

Ancora di più eccezionale è la presenza dello “straniero”, nel caso specifico il colombiano Nairo Quintana. Per avere la perfezione mancava solo Chris Froome, ma il britannico è un software potente quanto difficile da riprogrammare. La sfortuna, tuttavia, ha voluto un altro destino: Aru non sarà al via. Il ciclismo ha esercitato ancora per una volta tutta la sua crudeltà. Una caduta in allenamento gli ha provocato un infortunio al ginocchio che lo costringerà ad almeno dieci giorni di riposo. E, a meno di un mese dalla partenza, il capitano dell’Astana non avrebbe potuto trovare la migliore condizione fisica. L’annuncio del corridore, già vincitore di una Vuelta d’España (nel 2015), non è stata una sorpresa: le dichiarazioni successive all’infortunio lasciavano presagire a conseguenze abbastanza pesanti

Cosa sarà quindi del Giro d’Italia 2017? Il parterre dei favoriti resta ricco, nonostante la defezione di Aru. Oltre a Quintana e Nibali, ci sono gli olandesi Steven Kruijswijk, Bauke Mollema e Tom Dumoulin, il francese Thibaut Pinot, l’americano Tejay Van Garderen e il russo Ilnur Zakarin. Tutti nomi interessanti che meritano grande attenzione e sapranno di sicuro darsi battaglia metro dopo metro per portare fino a Milano la maglia rosa, leggendario simbolo del primato. Ma difficilmente potranno restituire il sapore agrodolce dell’italico dualismo, sull’asse isolano. Anche perché sarebbe arrivata nel momento perfetto delle carriere di entrambi: Nibali caricato dalla nuova esperienza “araba” e Aru determinato a cancellare un 2016 privo di grosse felicità.