Non indaga solo la magistratura. Sulle Rsa si muovono pure i 5 Stelle. Proposta una Commissione parlamentare d’inchiesta. Tremano i ras della sanità privata e chi doveva vigilare

SALVINI BARBARA GUIDOLIN
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Dall’inizio della pandemia nelle Rsa italiane si è consumata una strage. Gli anziani, soggetti fragili a cui spesso il Covid ha lasciato ben poche speranze, sono morti come mosche. A migliaia si sono infettati in quelle strutture che sono raddoppiate negli ultimi dieci anni e che sono ormai oltre 4.600.

Gli imprenditori che gestiscono le Residenze sanitarie assistenziali hanno fatto tutto il possibile per evitare tutti quei decessi e le indicazioni date loro dalle autorità impegnate nella gestione della pandemia sono stati giuste? Se lo chiedono i magistrati che, da Nord a Sud, in questi mesi hanno aperto e continuano ad aprire inchieste su un dramma i cui contorni, partendo dal numero esatto delle vittime, non sono ancora definiti.

E per far luce su quello che è stato bollato come uno scandalo anche da Amnesty International, la senatrice pentastellata Barbara Guidolin (M5S), membro anche della Commissione straordinaria per la tutela e promozione diritti umani, insieme a 30 colleghi ha proposto l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta.

LA PIAGA. L’esponente M5S intende indagare sull’efficacia e l’efficienza delle Rsa, cercando una volta per tutte di far luce su quanto è realmente accaduto in quelle strutture a cui sono stati affidati tanti nonni che in molti, a causa della pandemia, non hanno potuto più riabbracciare. “Molte di queste strutture – evidenziano i 31 senatori chiedendo l’istituzione della Commissione d’inchiesta – dall’inizio della pandemia da Covid-19 sono finite al centro di inchieste giudiziarie per non aver rispettato i protocolli di sicurezza e aver causato l’esplosione di focolai di contagio e la morte di un numero elevatissimo di anziani”.

Per dare la dimensione del fenomeno è sufficiente pensare che, all’inizio dell’emergenza epidemiologica, su oltre 600 Residenze sanitarie assistenziali, centri di riabilitazione e lungodegenza e case di riposo controllati dai carabinieri del Nas, il 17% sono risultati irregolari relativamente alla gestione delle procedure e degli spazi riservati a possibili casi di positività per il Covid o alla formazione di operatori e alla dotazione di dispositivi protettivi.

L’Istituto superiore di sanità ha poi avviato, a partire dal 24 marzo 2020, una “Survey nazionale sul contagio”, riscontrando già il 14 aprile che i decessi erano stati 6.773 in appena due mesi e mezzo, il 45% dei quali in Lombardia. Decessi che, nel 40,2% dei casi, hanno riguardato anziani positivi al virus. Una “strage degli invisibili”, sottolineano i 31 senatori, “con migliaia di morti”. E mancano appunto ancora dati certi, partendo da quelli sulla seconda ondata del Covid, che ha ugualmente colpito in modo duro nelle Rsa.

IL PUNTO. Molte Procure, come quella di Roma, sono orientate sull’archiviazione delle inchieste, essendo difficile appurare eventuali responsabilità, mentre altri uffici giudiziari, come quelli di Bergamo e Velletri, stanno cercando di stabilire se siano stati commessi reati anche da chi a livello centrale ha gestito la pandemia. Una situazione che sembra rendere ancor più prezioso il lavoro di una commissione parlamentare d’inchiesta sulle Rsa, che potrebbe fare piena luce sui tanti signori della sanità e anche su chi a livello centrale ha dato indicazioni sulle procedure da seguire. Un’operazione verità dovuta soprattutto nei confronti dei troppi anziani che non ce l’hanno fatta contro il Covid e delle loro famiglie.

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