Nuovo caos per gli aspiranti medici

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Di Angelo Perfetti

Che un Tribunale come il Tar intervenga su questioni gestite dai Ministeri è piuttosto usuale, ma che nella sentenza si spinga a fare una reprimenda degna di un professore a uno scolaretto indisciplinato e distratto è invece una particolarità. Eppure è accaduto anche questo nel disastrato mondo della facoltà di Medicina e Chirurgia. L’ultima tegola, questa volta sulla graduatoria nazionale per l’ammissione ai corsi di laurea magistrale, è in una sentenza del Tar del Lazio (la n. 07309, Sezione Terza bis) con la quale si censura – questo il termine utilizzato dai giudici – l’arbitrarietà del comportamento dell’Amministrazione”.

Il caso
Ma cosa ha indispettito i giudici amministrativi tanto da esprimersi così duramente? Tutto nasce allorché il Miur ridefinì le procedure sull’acquisizione del punteggio per l’ammissione alla Facoltà e per la scelta della sede di studio. In sostanza, mentre nel bando originario si prevedeva un punteggio maggiorato in considerazione del voto di maturità, il cosiddetto “bonus maturità”, il Miur cambiò in corsa le regole adattando il bando al sopraggiunto decreto legge del 12 settembre 2013, cassando la parte in cui si calcolava il bonus. Ma ha fatto un pasticcio. In primo luogo perché – come scrivono i giudici – “secondo un principio elaborato nel settore degli appalti, ma applicabile anche alla procedura di concorso in esame, la pubblica amministrazione è tenuta ad applicare rigidamente le regole fissate dal bando, che non possono essere disapplicate nel corso del procedimento”- e che dunque era scorretto cambiare in corso d’opera. In secondo luogo, poi, l’applicazione di questa novità è stata anche troppo frettolosa. Nel breve volgere di un mese, infatti, durante la legge di conversione dell’8 novembre 2013, quel codicillo è sparito. Con il risultato di far tornare corrette le graduatorie con il calcolo dei bonus.

Il pasticcio
In sostanza, tra una procedura e l’altra, il Miur ha di fatto consentito che si creassero contestualmente due distinte graduatorie; la prima, il 30 settembre 2013, formulata secondo i soli punteggi riportati nei test preselettivi, e la seconda, del 18 dicembre 2013, formulata invece tenendo conto del punteggio complessivo dei test più il bonus maturità. A questo punto ci si sarebbe aspettato che, in autotutela, si arrivare al congelamento di una delle due graduatorie, onde evitare confusione. Invece così non è stato.
E così, nei fatti, si è determinata una sostanziale disparità di trattamento in quanto gli stessi candidati che avrebbero avuto diritto al punteggio pieno (test + bonus), a seguito dell’altra graduatoria si sono visti preclusa la possibilità di accedere al corso di studi per il quale in realtà avrebbero avuto titolo, in quanto i relativi posti hanno continuato ad essere assegnati anche sulla base della graduatoria del 30 settembre 2013, mai annullata.

L’epilogo
Insomma, un misto tra disattenzione, sciatteria, approssimazione che i giudici amministrativi hanno censurato senza riserve “a fronte delle chiare indicazioni – scrivono in sentenza – il Miur avrebbe dovuto procedere ad assegnare agli aventi diritto, sulla base del punteggio complessivo ottenuto, la sede alla quale avrebbero potuto iscriversi in base alla graduatoria di diritto”. E così quelle graduatorie sono state riviste dallo stesso Tribunale amministrativo regionale.

Polemiche e perplessità
Questa storia della doppia graduatoria è solo l’ultimo anello di una catena di problemi sorti da quando il ministro Giannini ha deciso di abolire i test d’ingresso a Medicina. “Le università italiane non sono pronte, sarebbe il caos”, ha affermato sul tema Giuseppe Paolisso, professore ordinario e preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Seconda Università degli Studi di Napoli. Il prof non ha dubbi su quelli che potrebbero essere gli effetti neanche troppo collaterali della rivoluzione annunciata dal ministro dell’Istruzione. “Ci è sembrata soprattutto una trovata ad effetto – ha chiosato – che non tiene conto delle problematiche reali. Cambiare tutto in pochi mesi è folle”.