Non faccio che pensare a quelle 160 bambine di una scuola elementare uccise da un missile in Iran. Povere creature. E nessuno pagherà.
Magda Bonetti
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Gentile lettrice, se c’è una cosa certa al mondo, è che nessuno pagherà per quel crimine. Anzi, è prudente non ricordare il nome degli assassini, come sa un giornalista che durante la rassegna stampa in tv ha detto: “La scuola delle bambine, colpita da (pausa)… non si sa chi”. Pronunciare i nomi dei due presunti padroni del mondo, Usa e Israele, gli sembrava troppo pericoloso per la sua carriera. Al confronto della barbarie israelo-americana, la guerra ucraina è un torneo di antichi cavalieri e Putin un Re immacolato. Comunque, il missile sulla scuola può essere stato un errore tecnico o umano. Invece non c’è scusante nell’affondamento della fregata iraniana nell’Oceano Indiano il 4 marzo. La nave, dopo aver partecipato a un’esercitazione congiunta in Sri Lanka, faceva ritorno a casa. Era disarmata perché l’esercitazione richiedeva di avere a bordo solo proiettili a salve. Giunta al largo, è stata affondata con un siluro da un sommergibile Usa che l’attendeva. Gli americani non si sono mossi neppure per salvare i naufraghi, come vorrebbe la legge del mare. 148 morti e 32 superstiti tratti in salvo dalle navi dello Sri Lanka. Una strage a freddo, una vergogna, un crimine di guerra. Ma, vede, il Segretario alla Difesa Hegseth è colui che, a detta dei giornali Usa, quando un comandante chiese il permesso di salvare tre pescatori venezuelani sopravvissuti a un missile, rispose: “No, ammazzateli”. Questa non è guerra: questi sono omicidi di terra e di mare.