Omicron corre, i Migliori arrancano. Cartabellotta: “Le misure messe in campo finora sono una sommatoria di pannicelli caldi che non riescono a rallentare la circolazione”

NINO CARTABELLOTTA
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

“La situazione dei numeri non ci incoraggia particolarmente, ma ci sono anche buone notizie. Abbiamo una quantità enorme di casi, mai vista, tanto che molti hanno definito la Omicron come il virus più contagioso della storia e i numeri che stiamo vedendo la dicono chiaro in questo senso. Abbiamo in media mobile circa 100 mila casi al giorno”. È quanto ha detto a Radio Cusano Campus il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, a proposito dell’andamento della quarta ondata (leggi l’articolo).

“La buona notizia – ha detto ancora il presidente di Gimbe – è che al crescere dei nuovi casi non corrisponde un parallelo incremento dei ricoveri. Ovviamente crescono anche questi numeri, ma le percentuali rispetto al totale dei positivi si riducono progressivamente. Ogni 100 mila persone positive, 1100 vengono ricoverate in area medica e 120 in terapia intensiva. Sicuramente è dovuto all’aumento delle dosi booster e ci auguriamo anche alla minore virulenza della variante Omicron”.

“C’è una congestione degli ospedali meno veloce – aggiunge Cartabellotta -, però comunque l’impatto c’è e con questo tasso di crescita rischiamo di arrivare a 2 milioni di positivi e se anche il tasso dei ricoveri fosse l’1% avremmo 20 mila persone in ospedale. Bisogna dunque provare ad abbassare la circolazione del virus. Il 6,8% di positività dei tamponi antigenici dimostra che c’è una grandissima circolazione virale”.

“Tutte le misure messe in campo finora dal governo – afferma ancora il presidente di Gimbe – sono una sommatoria di pannicelli caldi che non riescono a rallentare la circolazione. Adesso vediamo cosa verrà fuori dal prossimo consiglio dei ministri. Bisogna limitare i contatti sociali, magari incrementando lo smart working. Mi preoccupa che si prenda tempo prima di assumere decisioni, perché i numeri sono già evidenti”.

“La scuola rappresenta un bacino di contagi – sottolinea Cartabellotta -. E’ chiaro che non avendo lavorato sugli aspetti strutturali, possiamo modificare quanto vogliamo le modalità di screening e quarantena, ma con questa circolazione virale così alta bisogna fare delle valutazioni. Se decidiamo di tenere aperte le scuole bisognerà chiudere qualcos’altro perché non abbiamo tanti margini per far circolare il virus”.