La variante Omicron dilaga. Ma nell’Ue ognuno pensa a sé. Il Consiglio in pressing per misure condivise, l’Italia però conferma la stretta sugli arrivi dall’estero

obbligo vaccinale von der Leyen
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“Uno tsunami di contagi” covid l’ha definito l’Organizzazione mondiale della sanità. In effetti in questi giorni non se la passa bene nessun Paese. La questione del coordinamento e dell’informazione su quanto i governi via via decidono per fronteggiare il contagio del Covid variante Omicron è emersa subito nella riunione del Consiglio europeo e fa discutere ancora la scelta italiana di procedere al test (anche rapido) per chi entra nel territorio nazionale pur se vaccinato. Scelta non comunicata a Bruxelles nei tempi previsti (48 ore).

Quantomeno da parte italiana c’è stata una sottovalutazione della gestione ‘comunicativa’ nelle relazioni con Bruxelles: la Commissione, guidata da Ursula von der Leyen, dal canto suo è stata informata a decisione presa, ma è senz’altro eccessivo parlare di tensione nei rapporti Bruxelles/Roma, tanto più che la scelta italiana non viola alcuna regola europea come d’altra parte ha sottolineato la stessa Commissione. In ogni caso fonti del Consiglio europeo informate sulla discussione in corso, indicano che ‘molti leader hanno sollevato il tema della validità’ dei certificati Covid (Green Pass) e l’importanza di approcci coerenti e coordinati quando si adottano misure nazionali’ di contrasto alla pandemia.

Finora hanno introdotto il test obbligatorio all’ingresso anche per i vaccinati Irlanda, Portogallo e Grecia oltre all’Italia. Nelle ultime ore la Francia ha comunicato che vieterà i viaggi “non essenziali” da e per il Regno Unito da sabato nel tentativo di rallentare la diffusione della variante Omicron. L’annuncio è stato dato dal governo che ha spiegato come gli arrivi saranno liberi solo per i residenti francesi e le loro famiglie, mentre gli spostamenti da e per la Gran Bretagna saranno limitati per tutti gli altri, sia non vaccinati che vaccinati, solo per “ragioni urgenti”. Anche perché la situazione Oltremanica va sempre peggio: anche nell’ultimo giorno è stato registrato un nuovo record di contagi, arrivati a quota 88.376 in 24 ore con ben 146 morti.

E contestualmente crescono anche le infezioni da variante Omicron individuate: 1.691 solo nell’ultima giornata, per un totale di 11.708. Non si tratta dell’unico Stato che adotta contromisure rigide per provare a bloccare la diffusione di Omicron. Dopo i test imposti da Portogallo e Italia, Israele ha prorogato fino al 29 dicembre il divieto di ingresso nel Paese per gli stranieri e allargato la ‘lista rossa’. Oltre a Gran Bretagna e Danimarca, tra gli Stati a rischio sono stati inseriti Francia, Spagna, Irlanda, Norvegia, Finlandia, Svezia ed Emirati Arabi. È possibile – secondo i media – che presto anche gli Usa siano inseriti.

UNA NUOVA SPERANZA

Secondo le attuali regole, per gli israeliani di ritorno da questi Paesi – anche vaccinati – c’è l’obbligo di tampone molecolare prima della partenza e all’arrivo e la quarantena di 7 giorni. Nel frattempo la Danimarca ha approvato la pillola di Merck: è il primo Paese Ue ad autorizzare il trattamento anti-Covid realizzato dalla casa farmaceutica americana. Commercializzato con il nome di Lagevrio, il farmaco è stato approvato a metà novembre dal regolatore europeo per un utilizzo in casi di urgenza, in attesa che venga messo definitivamente sul mercato. Da novembre la pillola è autorizzata nel Regno Unito ed è in corso di autorizzazione negli Usa.

Ora il via libera del National Board of Health di Copenaghen. Per l’antivirale orale sviluppato da Merck Sharp & Dohme in collaborazione con Ridgeback Biotherapeutics, l’Ema aveva emanato a novembre delle raccomandazioni provvisorie per supportare le autorità nazionali in eventuali decisioni sull’uso precoce del prodotto, prima dell’autorizzazione all’immissione in commercio (Aic). Dopo i primi dati che avevano suscitato entusiasmo sulla diminuzione fino al 50% di ricoveri e di morti nei pazienti non gravi, c’era stata però la doccia fredda e quella percentuale è scesa fino al 30%.

Mercoledì l’Ema ha iniziato a esaminare i nuovi dati emersi dallo studio principale sulla pillola antivirale molnupiravir (Lagevrio), che mostrano appunto un’efficacia inferiore per il trattamento di Covid-19, in termini di riduzione del rischio di ricovero o morte. Intanto Pfizer ha reso noto che gli studi clinici hanno confermato l’efficacia della sua pillola antivirale contro Covid-19, che ha ridotto i ricoveri e i decessi tra le persone a rischio di quasi il 90% quando è stata assunta nei primi giorni dopo la comparsa dei sintomi e il trattamento sembrerebbe essere efficace anche contro Omicron. Per l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, “se autorizzato o approvato, questo potenziale trattamento potrebbe essere uno strumento fondamentale per aiutare a fermare la pandemia”.