Dopo anni di progressi, il cammino verso l’abolizione della pena di morte sembra essersi arrestato. È quanto emerge dal Congresso mondiale contro la pena di morte, tenutosi a Parigi, nel corso del quale alti funzionari delle Nazioni Unite hanno lanciato un avvertimento, affermando che «i progressi sono reali, ma i risultati ottenuti sono minacciati».
Il riferimento è al fatto che quasi il 90% degli Stati del mondo ha abolito la pena capitale per legge o nella pratica, oppure osserva una moratoria sulle esecuzioni. Negli ultimi tempi, tuttavia, si registra una tendenza opposta, con diversi governi che stanno rispolverando questo terrificante strumento.
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha stilato un preoccupante elenco di questi passi indietro. Nel suo intervento ha citato in particolare Israele, dove, ha affermato, una nuova legislazione “reintroduce di fatto la pena di morte”, applicandola, cosa ancora più grave, “quasi esclusivamente ai palestinesi”.
Dal sogno dell’abolizione al ritorno delle esecuzioni, l’Onu denuncia il cambio di rotta globale: “La pena di morte sta tornando”
In Burkina Faso, una bozza di riforma del codice penale propone di reintrodurre la pena capitale per alcuni reati. Allo stesso tempo, si registra “un forte aumento delle esecuzioni in un numero limitato di Paesi, in particolare in Iran”, ha affermato Türk, menzionando inoltre la mancanza di trasparenza da parte delle autorità cinesi riguardo al numero delle esecuzioni.
Türk ha inoltre ricordato che nessuno studio ha mai dimostrato un effetto deterrente della pena di morte sulla criminalità. Al contrario, la sua applicazione rimane spesso arbitraria e discriminatoria.
“Nella stragrande maggioranza dei casi, le vittime sono persone povere e appartenenti a comunità emarginate. Anche le voci dissidenti e critiche sono spesso prese di mira”, ha osservato.
“La pena di morte si è rivelata un fallimento sotto ogni punto di vista, come confermato dall’esperienza maturata in tutto il mondo”, ha dichiarato il funzionario dell’ONU, concludendo: “Dobbiamo fare ogni sforzo per relegare questa pratica abominevole ai libri di storia”.