Paesi Baltici, quali sono i prossimi obiettivi della Russia di Putin dopo l’Ucraina e cosa può fare la Nato per impedirlo?

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Paesi Baltici: quali sono i prossimi obiettivi della Russia di Putin? Per il presidente russo, l’Ucraina potrebbe non essere l’unico Stato ad essere attaccato. Il Cremlino, infatti, potrebbe avere ambizioni più ampie che coinvolgono anche l’area baltica. Cosa può fare la NATO per impedire che un simile scenario si verifichi?

Guerra in Ucraina, gli obiettivi di Mosca nel Paese

Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato guerra all’Ucraina nella notte tra mercoledì 23 e giovedì 24 febbraio.

Nella giornata di giovedì 24, le truppe russe hanno attaccato il Paese nemico non solo invadendo la regione del Donbassma colpendo la Nazione anche da Nord, valicando il confine con la Bielorussia, e da Sud, colpendo la penisola della Crimea e la città di Odessa.

In merito all’azione militare svolta durante il primo giorno di guerra, il ministero della Difesa russo ha annunciato di aver raso al suolo 83 obiettivi ucraini terresti mentre continuano a essere in corso combattimenti nelle regioni di Sumy e Kharkiv a Nord-Est e nelle regioni di Odessa e Kherson nel Sud. Inoltre, è stata espugnata la città di Chernobyl.

In questo contesto, tuttavia, pare che il Cremlino non abbia mire esclusivamente sull’Ucraina ma stia progettando di avanzare con la sua operazione militare ed espandersi anche nei Paesi Baltici.

Paesi Baltici, quali sono i prossimi obiettivi della Russia di Putin dopo l’Ucraina?

Dopo l’Ucraina, Putin potrebbe voler avanzare verso l’area baltica. Per questo motivo, i Paesi Baltici – ossia Estonia, Lettonia e Lituania, che ha recentemente proclamato lo stato di emergenza – potrebbero essere fortemente a rischio invasione.

Nel momento in cui ha deciso di attaccare l’Ucraina, Putin ha dichiarato al mondo intero di non reputare l’area geografica “nemica” come uno Stato sovrano bensì come parte della Russia. Ha, quindi, asserito di voler riannettere entro i territori russi anche la Nazione governata da Zelensky che ha ottenuto l’indipendenza nel 1991. Inoltre, non è da escludere che il Cremlino stia progettando in modo molto più ambizioso di ricostruire gli antichi confini territoriali dell’URSS.

In questa ottica, sono coinvolti i Paesi Baltici che, nel 1940, vennero invasi dall’Unione Sovietica e vennero annessi alla Nazione che istituì la Repubblica Socialista Sovietica Lituana, la Repubblica Socialista Sovietica Estone e la Repubblica Socialista Sovietica Lettone.

Al momento, i tre Paesi Baltici contano 6 milioni di abitanti a fronte dei 44 milioni dell’Ucraina. In considerazione delle dimensioni ridotte dei territori, un’azione militare russa nell’area baltica sarebbe alquanto semplice da organizzare e attuare.

Cosa può fare la Nato per impedirlo per impedire l’invasione russa dei Paesi Baltici?

Nel caso in cui Putin attaccasse i Paesi Baltici, tuttavia, l’invasione rappresenterebbe un attacco diretto alla NATO. Se l’Ucraina non fa parte dell’organizzazione, lo scenario cambia nel caso di Lituania, Estonia e Lettonia. I tre stati, infatti, sono membri della NATO e sono entrati a far parte dell’Unione Europea nel 2004. Inoltre, figurano anche tra i firmatari del Patto Atlantico, siglato nel 1949.

La pressione crescente esercitata dalla Russia non viene avvertita solo sull’Ucraina ma anche in Polonia e Lituania. Le due Nazioni hanno recentemente chiesto di attivare l’art. 4 del Trattato istitutivo della NATO. L’art. 4 riporta quanto segue: “Le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una della parti fosse minacciata”.

Se l’azione militare russa nei Paesi Baltici dovesse concretizzarsi, l’invasione sarebbe un attacco frontale verso la Nato e gli Stati sovrani che hanno presenze militari nell’area (come gli Stati Uniti e l’Italia). Inoltre, secondo l’art. 5 del Trattato istitutivo della Nato: “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale”.

Potrebbe verificarsi, quindi, anche un’azione individuale contro la Russia e non collettiva.