Parità di stipendi per le donne: è anche qui la festa. La riscossa in busta paga. I maschi sono più vicini

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La differenza continua a esserci. Ma stavolta l’Italia, con tutti i difetti che da decenni ingessano il paese, riserva la sorpresa che non ti aspetti. Già, perché nel Belpaese i lavoratori uomini guadagnano in media il 7,3% in più delle donne, laddove nell’Europa dei 28 il divario retributivo medio è del 16,4%. In questa particolare classifica noi ci collochiamo al quarto posto, e peggio di noi sono messi paesi come Francia, Germania, Regno Unito e Finlandia. La Francia, tanto per dire, è quattordicesima con un gap del 15,2%, la Finlandia ventesima (18,7%), il Regno Unito veniduesimo (19,7%) e la Germania è addirittura nei bassifondi della classifica, per la precisione al ventiquattresimo posto, con un dovario salariale tra uomini e donne del 21,6%. Certo, poi bisogna andare a vedere i singoli livelli di stipendio.

IL PERIMETRO
In Italia nel 2014 la retribuzione annua lorda è stata in media di 29.891 euro per gli uomini e di 27.890 euro per le donne. Un livello più basso rispetto a quello di alcuni dei paesi già citati. Ma rimane il fatto che, in base agli ultimi dati del rapporto “gender gap” 2015 realizzato dall’osservatorio di JobPricing, le donne italiane per una volta non se la passano malissimo. O almeno non se la passano molto peggio degli uomini. Di sicuro le quote rosa italiche vantano un’istruzione mediamente più corposa. Ogni 100 uomini col titolo accademico in tasca, infatti, ci sono 155,8 donne che hanno raggiunto il medesimo traguardo scolastico. In questo contesto, il nostro Paese è al decimo posto in Europa: in cima c’è la Lettonia con 207 donne laureate ogni cento uomini, in fondo finisce l’Irlanda con 120 ogni cento. La media Ue è 143,2. Drammatici, come era prevedibile, sono invece i dati sulla disoccupazione delle donne. Nel 2013 (e nel frattempo la situazione potrebbe essere leggermente peggiorata) in Italia risultava disoccupato il 13,1% delle donne contro l’11,5% degli uomini. Cifre che hanno “regalato” al Belpaese la 22esima posizione in Europa: la Germania è al primo posto col 4,9% di disoccupazione femminile (5,5% quella maschile), in basso c’è la Grecia col 31,4 (24,5% la maschile). Il raffronto col Nord Europa è emblematico, però, se si considerano le madri lavoratrici analizzate rispetto al numero dei figli.

MATERNITA’
In Danimarca le donne occupate con un solo bambino sono il 73 per cento. Una percentuale che sale se i pargoli sono due (82,6%) e si attesta al 77% se la prole è a quota tre. Svezia, Slovenia, Paesi Bassi e Austria viaggiano tutti e quattro su binari decisamente ampi (con tre figli: la Svezia 75,7%, la Slovenia 70,5%, i Paesi Bassi 63,8%, l’Austria 57,5). L’Italia è tra i fanalini di coda: con un figlio lavora il 57,8% delle donne, con due il 50,9%, con tre soltanto il 35,5 per cento. Che poi sui ruoli chiave – le cosiddette key position sia economiche sia politiche – il gap con gli uomini costituisca un vero e proprio abisso è questione spinosa su cui si continua a dibattere senza però arrivare a centrare l’obiettivo. Su 613 grandi aziende europee quotate in Borsa, ad esempio, in media i presidenti di società sono per il 7% donne e per il 93% uomini, mentre nei cda il rapporto è 20 a 80, a tutto svantaggio delle prime. L’Italia si piazza all’ottavo posto, con solo il 5% di presidenti donne e, complessivamente, il 24% di consiglieri di amministrazione in rosa. Al primo posto c’è la Francia (seguita da Lettonia e Finlandia), in fondo invece c’è Malta.

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di Gaetano Pedullà

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