La Sveglia

Partita mortale nell’inferno di Gaza

A Sabra, quartiere di Gaza City, Mohammed al-Wahidi aveva montato gli schermi perché le famiglie sfollate potessero vedere Egitto-Argentina. Lavorava per il Comitato egiziano di soccorso, il braccio umanitario del governo del Cairo che ha mediato la tregua e che porta cibo e riparo agli sfollati. Il 7 luglio, all’imbrunire, un’ora prima del fischio d’inizio, una bomba ha colpito l’auto su cui viaggiava e ha ucciso quattro persone: con lui l’autista Ahmed Daghmush, 33 anni, e due fratelli che giocavano lì vicino, Hamza al-Deri di 10 anni e Fari di 8. Sulla stessa strada, mezz’ora prima, un altro attacco non aveva fatto vittime. L’esercito israeliano ha fatto sapere che al-Wahidi “non era un obiettivo”, che stava puntando a un miliziano di Hamas.

Dalla tregua del 10 ottobre 2025 il Ministero della Salute di Gaza conta più di mille persone uccise. L’OHCHR ne ha verificate 629, di cui 269 donne e bambini, con la verifica ancora aperta. La Commissione d’inchiesta dell’ONU scrive che gli atti di genocidio a Gaza proseguono. Nello stesso elenco finiscono chi il soccorso lo organizza e chi si limita a giocare per strada.

Il soccorso con una data certa, intanto, è a Bruxelles. Il 13 luglio la Commissione europea riunisce il gruppo dei donatori per la Palestina, co-presieduto da Dubravka Šuica e dal premier Mohammad Mustafa, per lanciare una “Team Gaza Initiative” che coordini i fondi di ripresa dentro un programma triennale da 1,6 miliardi agganciato alle riforme dell’Autorità palestinese. L’8 luglio la Commissione lo aveva già annunciato alla plenaria dell’Europarlamento, tra i progressi da mettere a punto.

La ricostruzione ha una sala e una data. Il soccorso di Mohammed al-Wahidi ha avuto un’auto in fiamme in una strada di Sabra, un’ora prima di una partita che nessuno dei quattro ha visto.