Pdl unito per l’ultima volta

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di Gaetano Pedullà

Nessuna possibilità di giochetti per salvare Berlusconi nel segreto dell’urna. Il Pd non ha teso la mano che il Cavaliere si aspettava e con la decisione di ieri ha acceso la miccia che farà esplodere il Pdl-Forza Italia. Con Palazzo Chigi messo in sicurezza dal recente voto di fiducia (e dai 30/40 senatori Pdl “responsabili” oltre che dall’ombrello di Napolitano) Berlusconi non è più un problema. E pazienza se la sua convivenza con il Pd nella maggioranza di governo è a questo punto impossibile. Il Cavaliere non ha più i numeri per far cadere Letta e dunque tra qualche giorno si accomoderà fuori dal Parlamento. Un epilogo che rende impossibile un’altra convivenza, quella dei lealisti con gli Alfano, i Quagliarello e il fronte dei pidiellini governativi. Il grande partito dei moderati, nato sulle ceneri di Tangentopoli e dell’anticomunismo, capace di assorbire liberali, cattolici e tutto insieme il pentapartito che sosteneva la Prima Repubblica, si avvia così a uno spacchettamento senza prospettive elettorali in un Paese spinto per vent’anni sul pendio del bipolarismo. Messo alla porta dal Parlamento, non dalla politica, Berlusconi ha davanti a se molte opzioni, compresa quella di favorire la nascita di un nuovo centrodestra, capace di rinnovarsi e portatore di valori identitari. Ricordiamoci che nonostante oggi le urne appaiano lontane, il Cavaliere ha di sicuro molti più voti di Alfano & company. Certo, spedendo Silvio ai servizi sociali anche il Governo – pur in salvo – traballerà più di prima. Il prezzo che pagheranno gli italiani sarà un’ulteriore debolezza nell’affrontare i nodi dell’economia e delle riforme. Un prezzo altissimo nella drammatica crisi che stiamo vivendo, e di cui Napolitano si è presa tutta intera la responsabilità pur di salvaguardare i mercati e gli impegni europei. Con Berlusconi fuori dal Palazzo vedremo se era davvero lui il problema. Vedremo se partirà la riforma della giustizia e della legge elettorale. Oppure se non cambierà niente.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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