Per il dopo Gubitosi c’è Giacomelli

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di Marco Castoro

Anche Luigi Gubitosi ha adottato la strategia dei raid. Da giorni Viale Mazzini è sotto un bombardamento di dichiarazioni sganciate del direttore generale. Diventato improvvisamente molto loquace. Sembra quasi che si stia spianando la strada per superare tutti gli ostacoli di questo squarcio finale del suo mandato. O se non altro sta cercando – questo è il piano b – una via di uscita onorevole che gli permetta di trovare un nuovo incarico da manager stimato e apprezzato in qualche altra azienda. Le sue affermazioni in pubblico hanno le sembianze di macigni (“Nei tg  tante persone fanno le stesse cose, anche con duplicazioni produttive che moltiplicano i costi”. “ Sono 35 anni che in Rai è così mentre tutto quello che è intorno è cambiato notevolmente”).  Anche ieri al convegno Fare il futuro – a 10 anni dalla legge Gasparri come cambia la tv, Gubitosi si è lasciato andare un’altra fase da effetti speciali: “Sarebbe auspicabile e opportuno che la governance della Rai fosse più vicina ad aziende come Eni, Enel, Finmeccanica e Poste che ad enti pubblici come le Asl o le biblioteche comunali». Insomma: un’azienda non è un ministero.

SNODI CRUCIALI

La quotazione in Borsa di Rai Way e la riforma dell’informazione sono i due snodi cruciali. Il nuovo piano per i giornalisti e le testate è la madre di tutte le battaglie. Perché ci sono da superare resistenze sindacali da non poco conto. Non è facile far togliere qualche privilegio a chi da anni ne gode. E crede che gli siano dovuti. Inoltre l’Usigrai è pronto alle barricate, forte dell’appoggio delle redazioni di Tg1, Tg2 e Tg3. Ma se Gubitosi non riuscirà a portare a termine la riforma potrà sempre dire “Io ci ho provato, ma non me l’hanno fatta fare”. E aggiungere che alla Rai sono tutti privilegiati, lottizzati e politicizzati.

LEGGE GASPARRI E CANONE

La legge Gasparri verrà modificata (nonostante ora tutti ne parlino bene, ma è solo lo zuccherino dopo la pillola). La governance di Viale Mazzini cambierà. Renzi affiderà il comando della Rai a un amministratore unico. Mentre per quanto riguarda il canone qualcosa si modificherà. E i tempi saranno brevi, visto che siamo vicino alla scadenza del 31 gennaio. Gubitosi andrà via comunque. Il suo contratto scade nel 2015. Per la sua successione Renzi sceglierà un manager di sua fiducia. Per la poltronissima della Rai che verrà prende sempre più corpo la candidatura dell’attuale sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli, che ha già concluso il bonus delle tre legislature parlamentari e quindi non è più rileggibile. Tra l’altro, oltre a essere un politico, vanta un passato di direttore dell’emittente televisiva toscana Canale 10. Giacomelli da tempo si sta muovendo a 360 gradi. Incontra, parla, ascolta. E ha voce in capitolo (con Renzi) fin da adesso sulle nomine che designeranno i nuovi vertici di reti e telegiornali. Nei giorni scorsi ha incontrato Stefano Balassone, il segretario generale dell’Anica, per parlare di RaiCinema ma anche della Tv di Stato. Balassone è uno studioso del piccolo schermo, ha scritto numerosi saggi sulla televisione. Inoltre ha ricoperto ruoli di rilievo in Rai, primo fra tutti quello di vice direttore di RaiTre, e a Telemontecarlo è stato direttore delle Relazioni istituzionali. Che sia già uno dei nominati?

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