Scandalo in Perù, il Parlamento destituisce il presidente ad interim José Jerì a soli quattro mesi dal suo insediamento

Il Parlamento peruviano destituisce José Jerí dopo 4 mesi: incontri non dichiarati con imprenditori cinesi. Corsa al successore e voto oggi.

Scandalo in Perù, il Parlamento destituisce il presidente ad interim José Jerì a soli quattro mesi dal suo insediamento

È durato appena quattro mesi il mandato di José Jerí, presidente ad interim del Perù. Con una decisione shock, infatti, il politico è stato destituito dal Parlamento a seguito dello scandalo su presunti incontri non dichiarati con imprenditori cinesi. Un’indagine chiamata ‘Chifa-gate’, come il piatto peruviano di origine cinese che sta creando un vero e proprio tsunami politico.

Il “Chifa-gate” e il voto che taglia la testa al governo

Stando a quanto trapela, la miccia è partita da alcune riunioni tenute lontano dai riflettori, mai annotate come avrebbero dovuto e che, però, sono state scoperte da un’inchiesta giornalistica. Uno scandalo che ha spinto la Procura Generale del Paese ad aperire un’inchiesta che è bastata per convincere il Parlamento a prendere provvedimenti contro il presidente ad interim. Dati alla mano, 75 parlamentari si sono espressi a favore della destituzione, 24 contrari, e appena 3 si sono astenuti.

E mentre Jerí esce di scena, il Paese si ritrova con l’ennesima poltrona vuota. L’ottavo presidente dal 2016 che non completa il mandato quinquennale, con una statistica che sembra una maledizione, non un dato.

Il Perù si avvia verso le elezioni

Ora le coalizioni dovranno accordarsi su una lista per la presidenza del Congresso, dove chi trionferà diventerà anche presidente del Perù. Così oggi alle 18 ora locale (mezzanotte in Italia, il Parlamento voterà in seduta speciale, a scrutinio segreto, uno dei quattro candidati che risultano in lizza e che, come fanno notare diversi analisti politici, non sembrano godere di un ampio consenso.

  • Per l’area conservatrice c’è Héctor Acuña (Honor y Democracia), ingegnere dal profilo tecnico, con trascorsi legati alla supervisione di opere pubbliche.
  • Acción Popular punta su María del Carmen Alva, già presidente del Parlamento tra 2021 e 2022: esperienza istituzionale in tasca, e voglia di tornare al centro del gioco.
  • Sul fronte progressista spunta Edgar Reymundo (Bloque Democrático Popular), volto delle sinistre parlamentari, con un’agenda orientata ai diritti sociali.
  • Perú Libre schiera José Balcázar, avvocato ed ex magistrato, vicino alla tradizione marxista-leninista del partito.

Una votazione in cui, norme alla mano, il candidato per risultare vincitore dovrà conquistare la maggioranza semplice dei presenti in Aula; se non dovesse bastare, cosa che appare più che probabile, allora ci sarà il secondo turno che, in un modo o nell’altro, dovrà riportare stabilità al Paese.