La diplomazia è tornata al lavoro, ma la diffidenza resta intatta. Iran e Stati Uniti hanno riaperto un canale di dialogo sul nucleare, con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica pronta a riprendere il proprio ruolo di controllore e sullo sfondo uno dei punti più sensibili dell’economia mondiale: lo stretto di Hormuz.
Vance: “Colloqui con base molto solida”
Dopo settimane di tensione, i colloqui indiretti ospitati in Svizzera e mediati da Qatar e Pakistan hanno prodotto ieri una prima apertura. Il vicepresidente americano J.D. Vance ha parlato di una “base molto solida” per arrivare a un’intesa definitiva, mentre Washington ha già concesso una licenza temporanea che consente la ripresa delle esportazioni petrolifere iraniane per i prossimi sessanta giorni.
Ma resta lo scoglio del nucleare
Il cuore della trattativa, però, resta il programma atomico della Repubblica islamica. Teheran continua a sostenere che il proprio programma nucleare abbia finalità esclusivamente civili e ribadisce di non avere alcuna intenzione di costruire armi atomiche. La strategia iraniana è quella di ottenere prima benefici economici concreti e un alleggerimento delle sanzioni, rimandando alle fasi successive i dettagli più delicati sull’arricchimento dell’uranio.
Washington mantiene invece una linea opposta: nessuna concessione definitiva senza verifiche rigorose. Per Donald Trump il principio resta uno soltanto: impedire che l’Iran possa arrivare alla bomba atomica. Ed è proprio dal presidente americano che è arrivata la novità più significativa delle ultime ore. Con un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha confermato quanto anticipato da Vance: “Sono tutti assolutamente consapevoli che l’Iran acconsentirà ad avere importanti ispezioni sugli armamenti per assicurarne la “onestà nucleare” nel futuro a lungo termine”.
Parole che, se confermate nei fatti, segnerebbero un passo importante verso la ripresa di un sistema di controlli internazionali.
Un ruolo centrale per l’Aiea
Al centro del meccanismo tornerebbe così l’Aiea guidata da Rafael Grossi, che nelle ultime settimane aveva aumentato la pressione su Teheran chiedendo chiarimenti sulle scorte di uranio arricchito e che si prepara a riattivare le ispezioni nei siti nucleari iraniani. Sul tavolo dei negoziati pesa anche la questione dello stretto di Hormuz, il passaggio marittimo tra Iran e Oman attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Le tensioni delle ultime settimane avevano provocato forti preoccupazioni sui mercati e rallentamenti nei traffici commerciali.
Uno dei punti dell’intesa in discussione riguarda proprio la piena sicurezza della navigazione e la riapertura completa del corridoio marittimo. Un elemento decisivo non solo per l’economia iraniana ma anche per la stabilità dei mercati energetici internazionali.