Piano Mattei, il partenariato si scrive in cambiali

ActionAid porta in Parlamento i conti del Piano Mattei: prestiti a Paesi che per il debito spendono 25 volte più che per il clima.

Piano Mattei, il partenariato si scrive in cambiali

8.800 miliardi di dollari. Tanto pagherà il Sud globale nel 2026 per rimborsare il proprio debito, circa 225 volte i 39 miliardi che nel 2024 ha ricevuto come finanza climatica a fondo perduto: lo calcola ActionAid con Development Finance International nel rapporto “Il debito alimenta la crisi climatica”, portato oggi in audizione parlamentare sulla terza Relazione annuale del Piano Mattei. Nei Paesi più vulnerabili il servizio del debito vale quasi 25 volte la spesa per il clima e si porta via il 65% delle entrate pubbliche.

Giorgia Meloni il Piano lo ha presentato come «una cooperazione da pari a pari, fondata sul rispetto». Solo che i 18 Paesi partner ricevono soprattutto prestiti, e 11 di loro sono già classificati fortemente indebitati mentre nove stanno nella lista dei Paesi meno sviluppati delle Nazioni Unite. In Senegal, entrato nel perimetro nel 2025, il debito costa oltre 600 voltela spesa pubblica per il clima, e in Mozambico, dove il rapporto è di 117 a uno, la pressione dei creditori spinge il governo ad allargare l’estrazione di combustibili fossili che verrà finanziata con altri prestiti.

Il canale principale è il Fondo Italiano per il Clima, 4,4 miliardi incardinati al ministero dell’Ambiente e gestiti da Cassa depositi e prestiti, che dentro il Piano Mattei può erogare anche in regime non concessionale, cioè a condizioni di mercato, mentre IrpiMedia ha documentato come abbia spostato la finanza climatica italiana dalle sovvenzioni ai crediti.

«Dietro la retorica del partenariato alla pari si nasconde l’interesse a collocare l’Italia nella competizione per le risorse africane», dice Cristiano Maugeri, esperto di giustizia climatica per ActionAid Italia, che chiede di cancellare i debiti insostenibili fino a portarne il costo sotto il 10% delle entrate pubbliche, e calcola che basterebbe a finanziare sei volte i piani climatici nazionali dei Paesi che oggi li rimborsano. Sei volte. L’Italia offre invece credito a chi sta già pagando il conto di emissioni prodotte altrove, proprio lì dove la crisi climatica ha già divorato il margine di bilancio. Il partenariato tra pari, letto in contabilità, si chiama esposizione.