Cinquanta milioni di euro spesi nel 2025 per rimpatriare cento persone. Un rapporto costi-benefici che a molti apparirebbe come la certificazione di un fallimento. Ma non per il ministro Matteo Piantedosi, che anzi, ieri, davanti al Comitato parlamentare Schengen ha rivendicato l’operazione Albania senza esitazioni: “L’Albania non è un fallimento. Crediamo sia stato un investimento importante”.
Il ministro ha minimizzato le “cifre mirabolanti” circolate, ricordando che tra i 100 rimpatriati ci sono persone condannate “per omicidio, per stupro anche di minorenni, rapine”: per lui “sono 50 milioni spesi bene“. E si spinge oltre, immaginando un futuro radioso per il modello dei centri nei paesi terzi: “Quando riusciremo a farlo funzionare anche secondo le nuove regole europee sarà un modello che potremo esportare in tutta Europa”. Un’affermazione che, alla luce dei numeri snocciolati dallo stesso ministro, suona più come un atto di fede che come un bilancio.
Intanto Meloni postava rimpatri non dai centri albanesi…
Intanto la premier Giorgia Meloni postava: “Continuano le operazioni di espulsione per gli immigrati irregolari sul suolo italiano. Difesa dei confini, sicurezza, rispetto delle regole: proseguiremo dritti su questa strada”, rilanciando la notizia di 17 cittadini egiziani con precedenti, scortati da agenti di Polizia e rimpatriati con un volo charter diretto a Il Cairo. Nessuno di loro proveniente da un cpr estero…
Schengen sospeso fino al 15 con la Spagna
Sul fronte Schengen, Piantedosi ha confermato la linea già annunciata dal governo: la sospensione dei controlli con la Spagna “non sarà rivista prima del 15 agosto, e comunque solo dopo che saranno completamente esclusi rischi di sicurezza per l’Italia”.
Il ministro ha ricordato che il ricorso a misure simili è tutt’altro che eccezionale in Europa, citando la Spagna che vi avrebbe fatto ricorso “21 o 22 volte” dal 2009, e la Germania che dal 2025 ha esteso i controlli sistematicamente a tutti i confini.
Quanto alla scelta di sospendere il trattato proprio con Madrid, Piantedosi la definisce una misura cautelare legata alla “permeabilità dei confini esterni dell’Europa“, respingendo le accuse di ostilità verso un Paese “legato da antica fratellanza” e bollando invece come “logica ritorsiva” la contromossa spagnola.
Ecco perché Meloni ha detto sì al cappio di Dublino
Il ministro ha quindi dedicato un passaggio anche alla spiegazione tecnica sul perché l’Italia abbia accettato le nuove regole europee su Dublino, nonostante le considerasse “da abolire”. Un fronte che il governo Meloni tende a minimizzare, ma che invece rappresenta una ferita apertissima con Berlino.
Il nuovo regolamento Ue, spiega invece Piantedosi, non ha cancellato il principio di responsabilità dei Paesi di primo ingresso, ma lo ha “contemperato” con quello di solidarietà, introducendo meccanismi di compensazione per gli Stati sotto pressione migratoria: è su questa base che Roma avrebbe dato il proprio assenso. Sul fronte tedesco, Piantedosi ribadisce che l’Italia ha un’intesa bilaterale di azzeramento dei dublinanti fino all’entrata in vigore del nuovo Patto, e che eventuali casi antecedenti al 12 giugno non saranno accettati: “Ho già scritto al mio omologo tedesco che non le accettiamo”.
In caso contrario, minaccia il ministro, l’Italia “compenserà” con i migranti portati dalle Ong battenti bandiera tedesca, 2.200 dall’inizio dell’anno, oltre 500 dal 12 giugno.
le opposizioni: “Piantedosi non ha risposto su nulla”
Le opposizioni, però, smontano pezzo per pezzo l’impianto difensivo del ministro. Per il dem Toni Ricciardi, Piantedosi “non ha risposto alle domande fondamentali”, a partire dal perché si sia scelto di colpire proprio la Spagna, “un Paese amico e membro dell’Unione europea”.
Ricciardi osserva come le politiche di Sánchez non siano poi così diverse da quelle rivendicate dal governo Meloni, visto che l’Italia si prepara a far entrare 500mila persone nel triennio 2026-2028 attraverso il decreto flussi, proprio mentre critica la regolarizzazione spagnola di analoghe dimensioni: “Il rischio è che il decreto flussi finisca per configurarsi come una regolarizzazione di fatto”.
E il 5S Croatti sottolinea il pericoloso precedente
Il senatore M5S Marco Croatti rincara la dose, parlando apertamente di “scelta di propaganda” che rischia di creare “un enorme precedente”, facendo notare come la Francia, pur confinando con la Spagna, non abbia adottato la stessa misura. Croatti ha mostrato persino una cartina geografica al ministro per chiedergli come sia plausibile che un migrante sbarcato a Ceuta possa raggiungere l’Italia via mare o attraverso lo stretto di Gibilterra.
Le cifre di Frontex smentiscono il governo
Ancora più duro il deputato di Avs Angelo Bonelli, che cita i dati Frontex per smontare la narrazione del governo: nel primo semestre 2026 la rotta più attiva è quella del Mediterraneo orientale verso la Grecia, con oltre 16.600 attraversamenti, seguita da quella verso l’Italia con 14.300, mentre la rotta verso la Spagna si ferma a circa 7.900.
“Se il criterio di Meloni e Piantedosi è davvero la pressione migratoria, perché sospendere Schengen proprio con la Spagna? Perché non con la Grecia?”, chiede Bonelli, definendo Piantedosi “uno dei peggiori ministri dell’Interno della storia” e chiedendo l’abolizione della Bossi-Fini come vera soluzione al problema dei flussi irregolari.