Pintus non è Fiorello, e si vede. Luci e ombre sul Karaoke rispolverato da Italia 1. Vietato fare paragoni, ma Rosario accendeva la piazza

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Sì. Lo sappiamo. Il Karaoke è praticamente un sinonimo di Rosario Fiorello. è il programma che l’ha battezzato sull’altare del grande successo televisivo. è stata un’occasione preziosa: per lui di farsi conoscere, per noi da casa di imparare ad amarne il talento. Però questo accadeva 20 anni fa, sullo sfondo degli inimitabili anni ’90. Altra generazione, altro capitolo. Oggi siamo nel 2015 e quel genio di Fatima Ruffini ha pensato di riportare il Karaoke su Italia 1 e di affidarlo alla conduzione di Angelo Pintus. Che non è Fiorello, ma che non ambisce né ad esserlo, né a diventarne una fedele riproduzione. Comico meno conosciuto, ma dalla vena comica già marcata e riconoscibile. Qualcuno al Festival di Sanremo ha avuto da ridire sulla sua poca notorietà, come se questa fosse una colpa da lavare con l’inchiostro di un curriculum ancora in itinere. Un comico divertente, dalla conduzione giovane e sveglia, una fama televisiva ancora da riempire di sostanza? Perfetto, tre ottimi motivi per affidargli il timone di un programma in grado di offrire proprio quello slancio utile ad accomodarsi fra i grandi della risata nostrani.

LE DIFFERENZE
Dopo le prime puntate di questa nuova edizione del format, la sensazione è chiara: l’operazione nostalgia potrebbe funzionare. Piazza italiana di turno riempita di passanti curiosi. Microfono con testone giallo che fa amarcord. Parole della canzone che scivolano sullo schermo per permettere a tutti di partecipare allo show. Un Pintus in perenne equilibrio fra il conduttore che dirige la puntata e il menestrello che butta lì l’imitazione simpatica, mentre coinvolge i concorrenti con domande e battute. L’atmosfera è quella ruspante della goliardia da strada e senza troppo impegno. Esci dall’ufficio, ti fermi al bar per il prosecco con gli amici e butti l’occhio in piazza per goderti una mezz’oretta di esilarante relax musicale. Cos’è cambiato rispetto agli anni ’90? I concorrenti sono più smaliziati e meno intimoriti dalla telecamera. Vent’anni di evoluzione televisiva, con i talent a spingere verso la visibilità facile, hanno alterato il rapporto dello sconosciuto con le luci dei riflettori. Senza selfie da postare sui social o la possibilità di diventare oggetto della tweet cronaca di migliaia di spettatori da casa, ieri guadagnarsi il centro di un palco era obiettivo decisamente meno appetibile. Oggi, invece, stecchi o inciampi al momento giusto ed è subito consacrazione sul web.

ASCOLTI NON ENTUSIASMANTI
Forse questo ha contribuito a frenare le inibizioni e a regalarci concorrenti meno timidi con un microfono in mano. Una differenza con l’edizione passata che potrebbe rivelarsi un punto di forza. Un programma basato sul coinvolgimento del pubblico, vive di vita sempre nuova quando incrocia persone intraprendenti. Perché è questa la prospettiva da cui guardare l’intera faccenda. è inutile rotolarsi nei ricordi e rimpiangere un Fiorello che ormai è volato verso altri lidi. Questo è il momento di Pintus, il suo karaoke, la sua occasione della vita. Più che criticarlo, impariamo ogni tanto a fare il tifo per il nuovo che avanza. Tuttavia lo share ancora non decolla (inferiore al 6%) ma è un po’ colpa anche del traino (Notorius fa solo il 3%).

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