Più fa danni, più fa carriera. Bufera sul manager sanitario del Lazio. L’ex dg dell’Umberto I ha perso 477 milioni: guiderà l’Ipab San Michele. Ma il dottor Alessio replica: “Non è vero, i conti sono in ordine”

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Da direttore generale del Policlinico Universitario Umberto I di Roma a commissario dell’Ipab (Istituto Pubblico di Assistenza e Beneficienza) San Michele. Nel mezzo, una gestione dissennata della terza più grande struttura ospedaliera di tutta Italia, con perdite che nel giro di cinque anni hanno raggiunto la cifra monstre di 477 milioni di euro. Impossibile, si dirà. Non per la Regione Lazio che ha pensato bene di premiare il 78enne Domenico Alessio con la nomina all’Istituto Romano San Michele. La più grande per rilevanza patrimoniale e attività di assistenza svolta, come recita il sito. Il tutto, ovviamente, nel silenzio generale. Fatta eccezione della denuncia della consigliera regionale M5S Valentina Corrado che, in tempi non sospetti, aveva fiutato la possibilità che Alessio potesse essere nominato commissario. “Questa la ragione – dice interpellata da La Notizia – per cui ho presentato un’interrogazione alla quale ovviamente la giunta si è vista bene dal rispondere”. Nell’atto, depositato il 26 ottobre, la Corrado analizza in maniera molto dettagliata la gestione di Alessio al Policlinico. I dati raccolti sono eloquenti. I bilanci di esercizio dell’Umberto I, infatti, hanno subito ingenti perdite di esercizio: – 78,332 milioni nel 2012, -77,273 milioni nel 2013, -89,229 milioni nel 2014, -92,543 milioni nel 2015 e -140,257 milioni nel 2016, per un totale complessivo di perdite superiore ai 477 milioni. Quasi mezzo miliardo di rosso in 5 anni. Tanto basta alla Corrado per chiedere al presidente Nicola Zingaretti se “intende nominarlo realmente commissario dell’Ipab San Michele”.

La furbata – Nel silenzio della giunta, arriviamo al 7 novembre, giorno in cui i dubbi della Corrado si tramutano in realtà: il governatore nomina Alessio commissario dell’Ipab. Alla veneranda età di 78 anni. “Trovo assurdo – commenta ancora la consigliera M5s – il fatto che un recordman di bilanci negativi sia stato premiato. Qui passa il messaggio che più fai male e più vieni premiato”. Senza dimenticare, osserva ancora la Corrado, “che si suppone che la nomina a commissario derivi dalla necessità di aggiustare la gestione contabile di un ente. E invece qui è stata scelta una persona che ha dimostrato, carte alla mano, di aver gestito male l’Umberto I”.

Nomina a scadenza – Ma non è tutto. Dal decreto di nomina, visionato da La Notizia, emerge un altro aspetto piuttosto particolare: nonostante la nomina sia stata adottata il 7 novembre, come detto, si precisa che Alessio sarà commissario “fino al 31 dicembre 2017, al fine di garantire lo svolgimento dell’ordinaria e straordinaria amministrazione dell’Ente”. Meno di due mesi di commissariato? “La risposta – conclude la Corrado – forse va trovata nella riforma delle Ipab ora in discussione in commissione, per la quale si prevede in alcuni casi l’accorpamento delle strutture, in altri la depubblicizzazione”. Ovvero: il passaggio delle Ipab al privato.

——————————————

LA REPLICA DEL DOTTOR ALESSIO

Egregio Direttore,       

nell’articolo in oggetto il giornalista Carmine Gazzanni riferisce di asserite “ingenti perdite di esercizio” che sarebbero state conseguite dall’Azienda Ospedaliera Universitaria “Policlinico Umberto I” nel periodo in cui lo scrivente ha ricoperto il ruolo di Direttore Generale, “per un totale complessivo di perdite superiore ai 477 milioni”, ascrivendo tali perdite all’incapacità manageriale del sottoscritto definendo addirittura dissennata la sua gestione.

Quanto affermato nell’articolo in oggetto non corrisponde a verità e deve essere pertanto smentito perché falso e diffamatorio, in quanto l’agere dello scrivente è stato del tutto conforme alla Legge ed alle direttive regionali, non configurandosi a suo carico alcun profilo di responsabilità manageriale, come appresso meglio specificato.

Innanzitutto è da sottolineare come il comportamento del giornalista sia ancora più grave dal momento che il Suo quotidiano si occupa anche di problematiche di carattere economico e quindi dovrebbe essere a conoscenza delle particolari logiche che riguardano i bilanci delle Aziende sanitarie ospedaliere che operano in regime di commissariamento e sottoposte a un rigoroso piano di rientro del deficit della sanità.

Relativamente alle perdite di esercizio accumulate nel tempo, dovrebbe essere noto che le stesse dipendono anche dal risultato operativo aziendale (differenza fra ricavi e costi di produzione) che da un’analisi più dettagliata delle voci, evidenziano sempre un effetto congiunto di diversi fattori, spesso esogeni alla mera gestione aziendale e di fatto subordinati a diverse variabili tra cui a titolo di esempio, sul fronte dei ricavi, all’ammontare dei contributi regionali o alle tariffe regionali di riferimento e, sul fronte dei costi, a servizi esternalizzati non comprimibili perché strettamente legati all’assistenza. L’analisi dei bilanci di un’azienda, dunque, non dovrebbe mai ridursi ad una lettura semplicistica dell’utile o della perdita complessiva, bensì dovrebbe per lo meno entrare nell’analisi dei macro aggregati che li compongono.

In tale situazione le Aziende ospedaliere concordano con la Regione il risultato di esercizio sulla base dei rispettivi Bilanci preventivi che rappresenta la realizzazione dell’obiettivo di badget da parte del Direttore Generale.

Tale argomento sarà ulteriormente approfondito nel corso della presente nota che affronterà specificatamente il risultato di bilancio 2016 che ha acceso considerazioni fuori luogo da parte di personaggi assolutamente incompetenti o in totale malafede.

In linea di principio, è vero che le Aziende Ospedaliere dovrebbero tendere al pareggio di bilancio. Nello specifico settore della sanità ospedaliera-universitaria ciò non è tuttavia realizzabile almeno in questa fase per le considerazioni che seguono.

Gli Enti sanitari, seppure strutturati in “Aziende”, non operano infatti al pari delle imprese commerciali che fissano autonomamente i prezzi dei servizi e delle merci che offrono alla clientela. Al contrario, le prestazioni assistenziali fornite dalle Aziende Ospedaliere sono remunerate dalle Regioni (nel cui territorio insistono) mediante un meccanismo di finanziamento predeterminato a tariffa, basato sulle effettive attività assicurate ai pazienti (c.d. Sistema dei Diagnosis Related Groups, D.R.G.).

Diversa è la procedura di finanziamento delle ASL (Aziende Sanitarie Locali) che consiste nel riconoscimento di una quota capitaria in ragione del numero dei residenti nella circoscrizione di competenza.

La classificazione per D.R.G. si basa sulle prestazioni cliniche riportate nella c.d. Scheda di Dimissione Ospedaliera del paziente. In questo senso, a ciascun soggetto dimesso dal nosocomio viene associato uno specifico D.R.G., che viene a sua volta legato ad un determinato codice tariffario, mediante cui la Regione provvede a corrispondere all’Azienda Sanitaria quanto dovuto per la specifica prestazione effettuata sul paziente. La remunerazione, comunque, non può esorbitare da una produttività sempre concordata in via preventiva con la Regione per cui si può verificare, come si verifica, che una volta raggiunto il tetto di produttività concordata prima del 31 dicembre dell’anno di riferimento, l’Ospedale è costretto a portare nel proprio conto economico maggiori costi per evitare l’interruzione di pubblico servizio.

Tuttavia nella Regione Lazio l’aggiornamento del sistema D.R.G. risulta fermo all’anno 1996 e pertanto risulta impossibile giungere al pareggio tra costi e ricavi, in quanto le prestazioni mediche hanno attualmente costi nettamente superiori rispetto a quelli riscontrabili oltre venti anni fa.

Ad ulteriore conferma dell’inevitabilità del ricorso al deficit nell’Ente sanitario, si rappresenta come nella Regione Lazio siano state abolite le quote di partecipazione diretta dei cittadini alla spesa pubblica sanitaria come controprestazione per l’assistenza sanitaria (c.d. extra ticket), che rappresentavano una voce fondamentale dei ricavi delle Aziende Sanitarie.

Quanto alle capacità manageriali, ai sensi dell’art. 21 comma I della Legge Regione Lazio 31.10.1996, n.45, l’Amministrazione regionale ed il singolo Ente del Servizio Sanitario Regionale concordano il bilancio economico di previsione annuale, condividendo quello che sarà l’inevitabile disavanzo cui ricorrere per fornire prestazioni sanitarie adeguate a tutti i pazienti che ne faranno richiesta.

E’ rispetto a tale concordamento che si misurerà la capacità del singolo Direttore Generale di gestire le risorse con economicità ed assicurare, al contempo, soddisfacenti prestazioni sanitarie ai degenti; non rispetto ad avulsi dati di bilancio.

Ed in questo senso, il sottoscritto ha mantenuto e raggiunto in chiusura di bilancio le cifre concordate ex lege con la Regione per tutta la durata del suo mandato.

Solo per fare un esempio, in data 25.10.2016 lo scrivente e la Direzione Regionale Salute e Politiche Sociali della Regione Lazio concordavano il bilancio economico di previsione 2016, nel quale veniva previsto un risultato economico negativo per l’Azienda Ospedaliera Universitaria “Policlinico Umberto I” per Euro 107.659.914,00. Con Decreto n.374 del 17.11.2016 il Commissario ad acta per il rientro dal deficit sanitario regionale approvava il Bilancio Preventivo Economico Annuale per l’esercizio 2016 di tutti gli Enti sanitari del S.S.R., confermando per il Policlinico Umberto I il risultato economico negativo per Euro 107.659.914,00.

Rispetto a tale, concordato obiettivo, su cui la Regione misura la capacità manageriale del Direttore Generale, il bilancio d’esercizio 2016 dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Policlinico Umberto I” ha chiuso con un risparmio di circa 1 ml. di euro, permettendo al sottoscritto non solo di rimanere in linea con il concordamento ma addirittura di ottenere un risparmio considerevole, frutto dell’attenta gestione delle risorse e del contenimento dei costi.

Nel caso di specie è evidente, dunque, come l’attività dello scrivente non possa esser oggetto di sindacato alcuno, se non di quello strumentale e politicizzato a cui il Suo giornale ha dimostrato insano interesse.

L’aver costantemente operato nel corso del quinquennio di mandato nelle coordinate di spesa fissate di concerto con la Regione, ha quindi permesso al sottoscritto di agire secondo le direttive di Legge e di contratto, che impongono il raggiungimento dell’economicità pur senza abbandonare la missione aziendale di fornire assistenza illimitata, a chiunque ne abbia necessità. Solo ponendosi in aperta malafede si può trascurare questo evidente presupposto ed evidenziare ai lettori il nudo dato delle perdite di bilancio che, per quanto appena evidenziato, appaiono un elemento del tutto decontestualizzato.

L’articolo in oggetto rileva inoltre come, rispetto al bilancio di previsione 2016, il Policlinico Umberto I avrebbe subito nel 2016 “perdite d’esercizio” per “€ 140,257 milioni”.

A tale sviante proposito, giova allora porre in luce come il succitato Decreto n.374/2016 del Commissario ad acta per il rientro dal deficit sanitario stabilisse come “la realizzazione dell’obiettivo di budget 2016 di ogni singola Azienda Sanitaria sarà valutata sul risultato conseguito, al netto delle eventuali variazioni non direttamente riferibili alla sfera di autonomia delle aziende del S.S.R. (così come indicato nei verbali di concordamento sottoscritti)”.

Orbene, l’ulteriore deficit evidenziato nel bilancio d’esercizio 2016 è stato causato da fattori “non direttamente riferibili” alla sfera d’autonomia del sottoscritto e, pertanto, anche in tale fattispecie lo scrivente è esente da ogni e qualsiasi responsabilità. Infatti lo scostamento pari a circa 33.ml. di euro sul concordamento regionale di 107.660. è derivato per la maggior parte da disposizioni regionali, norme di legge e da sentenze concretizzatesi dopo la data del concordamento del 25 ottobre 2016.

Le ulteriori perdite non previste e non preventivabili sono state infatti causate dai seguenti fattori:

  1. VALORE DELLA PRODUZIONE:

1) decurtazione del Fondo Sanitario Regionale della somma di Euro 6,5 mln circa in conseguenza dei D.C.A. del Commissario ad acta per il rientro dal deficit sanitario n.391 del 14.12.2016, n.51 del 21.02.2017, n.369 del 17.11.2016, tutti successivi all’accordo Regione – Policlinico Umberto I inerente il bilancio preventivo 2016 del 25.10.2016;

2) saldo per quote inutilizzate contributi vincolati, pari a circa Euro 6,8 mln;

  1. b) COSTI DELLA PRODUZIONE:

1) per quanto concerne il personale, maggiori accantonamenti inerenti i Fondi Contrattuali 2016 ed accantonamento Fondo di Risultato anno 2016 per la dirigenza universitaria per Euro 4,6 mln circa, costi comunicati in data successiva rispetto all’accordo Regione – Policlinico Umberto I inerente il bilancio preventivo 2016 del 25.10.2016;

              2) maggiori costi per circa Euro 2 mln derivanti dall’inclusione nell’organigramma aziendale dell’Ospedale G. Eastman, avvenuta in data 13.03.2017 e quindi successivamente all’accordo Policlinico Umberto I – Regione Lazio del 25.10.2016;

               3) aumento delle spese inerenti beni e servizi, in conseguenza:

– dell’aggiudicazione di gara regionale che ha comportato maggior costo per il settore pulizie per Euro 0,7 mln circa;

– spese per la stipula di polizza responsabilità civile terzi e prestatori d’opera per Euro 1,8 mln circa, comunicazione pervenuta dall’Avvocatura interna all’Ente in data 16.3.2017 e quindi successivamente rispetto all’accordo Regione – Policlinico Umberto I inerente il concordamento sul bilancio preventivo 2016 del 25.10.2016;

  1. c) SOPRAVVENIENZE PASSIVE

sopravvenienze passive, tutte successive all’accordo Policlinico Umberto I – Regione Lazio del 25.10.2016:

1) arretrati stipendiali per circa Euro 2.7 mln;

2) pubblicazione della sentenza n. 2797 del 13.02.2017, nell’ambito del procedimento n.r.g. n. 31424/2012 iscritto a ruolo presso il Tribunale civile di Roma, sul personale ‘ex Prefettato’, che ha condannato l’Azienda per una somma pari ad Euro 8,8 mln circa.

Con verbale dell’1 agosto 2017 il Collegio Sindacale ha espresso parere favorevole sul bilancio del Policlinico chiuso al 31 dicembre 2016. Il Collegio “rileva uno scostamento tra il badget concordato con la Regione di € 107.660 ml. a 140.257 ml. con un delta di € 32.597 ml. Con riferimento alle motivazioni che hanno determinato la perdita di esercizio, si fa richiamo a quanto osservato nella relazione del Direttore Generale nella quale viene evidenziato che l’incremento della perdita è stato influenzato da cause estranee alla gestione amministrativa che hanno dato luogo ad oneri aggiuntivi per circa € 33 ml.. Si pone in evidenza la valutazione operata dal Direttore Generale nella sua relazione al Bilancio in cui viene chiarito che gli obblighi di rispetto dei LEA si fondono con la missione insita nella struttura assistenziale di didattica dell’Azienda che, per garantire la migliore formazione possibile agli studenti e ai futuri professionisti del SSN, necessita di strutture e di risorse non sovrapponibili con quelle di un’Azienda Ospedaliera di analoghe  dimensioni”….

E’ dunque evidente come l’articolo in oggetto, lungi dall’informare, tenda al solo obiettivo di enfatizzare la pretesa capacità di vaglio e scrutinio politico dell’esponente intervistato, a scapito della attività e della reputazione manageriale di chi, come il sottoscritto, ha sempre pienamente realizzato gli obiettivi economici fissatigli dalla Regione, al superiore fine di assicurare prestazioni sanitarie che, piaccia o meno, risultano assai costose considerata la peculiarità specialistica del Policlinico.

Pertanto, avrebbe meritato ben altra attenzione e riguardo un ulteriore, innegabile fatto, ovverosia la capacità attrattiva – che va in uno alla qualità dei servizi resi – del Policlinico Umberto I, che cura un numero di pazienti di gran lunga superiore a qualunque altro nosocomio romano.

Un giornalismo serio e critico avrebbe allora dovuto indagare secondo i criteri di Legge, evidentemente ignoti sia all’autore del pezzo che al politico citato: le Aziende Ospedaliere ripeto non sono imprese commerciali, non predeterminano il costo dei propri servizi e lo “espongono alla clientela” e dunque non possono fisiologicamente raggiungere il pareggio di bilancio per le motivazioni abbondantemente rappresentate.

Il bravo manager è quello che non sfora il budget preventivo d’esercizio concordato con l’Amministrazione Regionale e non quello che ipoteticamente potrebbe “chiudere il bilancio inpareggio” perché questo significherebbe la chiusura della metà dei reparti ospedalieri. Questo andrebbe detto ai lettori.

Infine, il vostro modo di fare informazione è vieppiù deprecabile in quanto lede il buon nome di un professionista che ha fatto della managerialità e della legalità un motivo di vita, anche nelle esperienze professionali antecedenti rispetto a quella presso l’Umberto I.

Per consentirLe una informativa aggiornata sul sottoscritto, ritengo di dover allegare un’ultima intervista rilasciata al quotidiano Italia Oggi, che dovrebbe ben conoscere, in data 28 Novembre u.s. dalla quale potrà rilevare qualche altra utile informazione sul mio conto.

Penso di averLe fornito materiale sufficiente per la pubblicazione sul Suo quotidiano di una completa smentita su quanto indebitamente rappresentato, con riserva, comunque, di ricorso alle competenti sedi di giustizia a salvaguardia della propria immagine e reputazione.

Distinti saluti

Dr. Domenico Alessio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

I burocrati uccidono più del virus

Dobbiamo attendere gli accertamenti medici per sapere se la giovanissima Camilla Canepa è morta per il vaccino Astrazeneca o per altro, ma in ogni caso questa tragedia ha fatto emergere tutte le falle della campagna vaccinale: il Cts, l’Aifa, Figliuolo e le Regioni. Ora non

Continua »
TV E MEDIA