L’Ue tira dritto per la sua strada e l’Italia, ancora isolata, torna ad accusare Bruxelles. Il risultato è che non arriva nessun passo avanti concreto sul fronte della crisi energetica, neanche con la presentazione del nuovo quadro sugli aiuti di Stato da parte della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Una formula che non aiuta più di tanto l’Italia, considerando che Bruxelles punta molto sullo spazio fiscale dei singoli Stati, concedendo sì più flessibilità ma favorendo così chi ha più margine. Non di certo l’Italia, con le casse vuote.
La premessa da cui parte von der Leyen è riassunta in un dato: la guerra in Iran costa 500 milioni di euro al giorno all’Europa. Come sottolinea von der Leyen durante la sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, “in soli 60 giorni di conflitto, la nostra spesa per l’importo di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi”. E le conseguenze si faranno sentire “per mesi o addirittura anni”.
Il piano Ue contro la crisi energetica: più flessibilità sugli aiuti di Stato
Per il momento la risposta Ue si concentra sull’approvazione del quadro temporaneo per gli aiuti di Stato a sostegno dei settori colpiti dalla crisi in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Agli Stati membri viene data la possibilità di concedere aiuti alle imprese più svantaggiate, ovvero in settori come agricoltura, pesca, trasporti e alle industrie energivore. Una misura, sottolinea la Commissione, “temporanea e mirata”, con le regole che resteranno in vigore fino a fine anno.
Poi, precisa la vicepresidente della Commissione, Teresa Ribera, “gli Stati membri protrano modulare il carattere temporaneo del sostegno in base alle esigenze che individueranno”. Per il momento gli Stati membri potranno coprire fino al 70% degli extra-costi per gli aumenti dei prezzi di energia, carburanti e fertilizzanti. E potranno, inoltre, aumentare fino al 70% gli aiuti per il costo dell’elettricità. Eppure quella degli aiuti di Stato resta una ferita aperta per l’Italia, che ha ben poco spazio fiscale per intervenire. E poco aiuta anche l’invito della Commissione a cambiare approccio per arrivare all’indipendenza dell’Ue: “Dobbiamo ridurre la nostra eccessiva dipendenza dai combustibili fossili importati e potenziare la nostra produzione interna di energia pulita e a prezzi contenuti”, dice von der Leyen chiedendo di puntare su rinnovabili, nucleare ed elettrificazione. Ma il governo italiano sulle rinnovabili ci punta ben poco.
Salvini sfida Bruxelles
Che la risposta dell’Ue alla crisi energetica non piaccia all’Italia non è una novità e lo ribadisce anche il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, che sfida Bruxelles. Durante il question time alla Camera richiama “la debolezza della proposta Ue perché si occupa solo del medio-lungo periodo” e chiede invece di sospendere i vincoli del Green deal come la “tassazione Ets per il marittimo e l’aereo”, proprio mentre l’Ue chiede più investimenti sul verde. E il vicepresidente del Consiglio sfida l’Ue quando afferma di rifiutarsi di “pensare di rispettare delle regole che in questo momento non aiutano la crescita del Paese”. Salvini chiede una deroga ai vincoli del Patto di stabilità, anche per “aiutare le compagnie aeree”, perché proprio il tema del trasporto aereo è quello affrontato dal leader leghista a Montecitorio.
Se lo scenario attuale dovesse prolungarsi, spiega il vicepresidente del Consiglio, il rischio “è una riduzione dei voli e un ulteriore aumento per i cittadini e le imprese”. Per il momento, assicura Salvini, non ci sono comunque problemi sulla disponibilità di carburante: in Italia è garantita “l’operatività almeno fino a tutto il mese di maggio”, garantisce il leader leghista. In ogni caso, prosegue, “non siamo di fronte a un’emergenza che mette a rischio la sicurezza dei voli o la continuità del sistema”. Al netto di una pressione “fortissima” sui costi che può portare a una riduzione dei voli disponibili e a un aumento dei prezzi aerei.