Dopo la diffusione dei dati sulla fiducia di cittadini e imprese, in picchiata, Confesercenti vede nero per il futuro dell’economia italiana. Sulla base dei valori rilevati dall’Istat per il mese di aprile, secondo l’associazione è confermato “come il conflitto in Iran stia determinando un progressivo rallentamento del ciclo economico italiano. La mancata risoluzione delle ostilità e il protrarsi del blocco dei trasporti provenienti dal Golfo rendono sempre più concreto il rischio di uno scenario recessivo”.
A preoccupare sono “i dati delle imprese, che segnalano come il tasso di crescita dell’economia italiana sia sceso verso lo zero sul finire del primo trimestre e potrebbe essere scivolato in territorio negativo all’inizio del secondo”.
Sempre secondo Confesercenti, per quanto riguarda le imprese, “la contrazione è particolarmente consistente nei servizi di mercato, con l’indice che scende a 99,1 dal 102,6 di marzo, toccando il livello più basso da gennaio 2023. La riduzione è di 2,9 punti per trasporto e immagazzinaggio, colpiti dall’aumento del prezzo dei carburanti, ma raggiunge i 10,7 punti per i servizi turistici: un dato che evidenzia come le imprese stiano scontando il rischio di un’interruzione dei flussi turistici internazionali”.
“Flessioni interessano anche manifattura e costruzioni. Resiste il commercio, con un lieve aumento da 100,5 a 100,8: un miglioramento riconducibile esclusivamente alla grande distribuzione, mentre quella tradizionale registra un calo di 1,9 punti (da 109 a 107,1), che accentua la caduta di marzo (-7,3%)”, spiega l’associazione.
Fiducia degli italiani a picco, per Confesercenti il “rischio recessione è sempre più concreto”
Come se non bastasse, per le famiglie “l’indicatore scende a 90,8, quasi due punti sotto marzo (92,6), che già aveva segnato -4,8 punti su febbraio. Pesa il peggioramento del clima economico, che perde oltre cinque punti (da 88,1 a 82,7). Il 69,4% dei rispondenti si attende un’accelerazione inflazionistica, contro il 58,1% di marzo e il 41,7% di febbraio. Le retribuzioni contrattuali del primo trimestre 2026 sono cresciute del 2,7%, in rallentamento rispetto al +3,1% del 2025, e in termini reali sono scese dall’1,8% di gennaio allo 0,8% di marzo”.
“Con un’inflazione stimata dal DFP al 2,9%, l’anno rischia di chiudersi con una nuova flessione delle retribuzioni reali, mettendo a rischio la previsione di crescita dei consumi (+0,8%), su cui si fonda quella del PIL (+0,6%)”, si legge nel comunicato. In conclusione, Confesercenti sottolinea che “serve una risposta immediata del governo, con misure a sostegno del potere d’acquisto e degli operatori più esposti, a partire da turismo, trasporti e distribuzione tradizionale: è assolutamente necessario evitare che il rallentamento si trasformi in una recessione, che colpirebbe in primo luogo famiglie e piccole e medie imprese del territorio”.