Pochi in piazza, ma la politica non la fa franca

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di Gaetano Pedullà

La calata dei Forconi a Roma è stata un fiasco. Ma chi temeva che la protesta si trasformasse in una nuova invasione dei Lanzichenecchi aspetti a festeggiare. Il movimento sarà pure sgangherato e strumentalizzato, però il disagio della piazza è reale. Disagio per la crisi, certo, ma anche per una rappresentanza politica e sindacale che nessuno vuol più riconoscere. Gli slogan contro il presidente della Repubblica Napolitano, i partiti e un Parlamento delegittimato dalla bocciatura del sistema con cui abbiamo votato, segnalano un distacco mai visto tra cittadini e istituzioni. Il governo può darsi da fare quanto vuole, mangiare tutti i panettoni che potrà, ma più tardi si sana questo vulnus, più grande si farà la frattura tra il mondo virtuale (e purtroppo oggi poco virtuoso) della politica e il mondo reale di un Paese lasciato senza voce. Chi minimizza tutto questo, magari derubricando la protesta di ieri allo sfogo senza costrutto di una minoranza rumorosa, vede poco lontano. Fallito l’assedio di ieri, domani ci sarà un’altra cosa e prima o poi la rabbia esploderà di nuovo, con effetti che nessuno oggi può prevedere. Qual è dunque la ricetta? Sicuramente dare poche risposte, ma immediate, ai grandi problemi del lavoro, del credito e delle tasse. E qui la legge di stabilità che sta per uscire dalla Camera è l’ennesima occasione sprecata. Si va avanti a piccoli passi, senza guizzi, senza nessun provvedimento all’altezza di una crisi epocale. Più che i soldi, mancano coraggio e fantasia. E così la gente non ha più niente da perdere. Milioni hanno affondato i loro forconi sul corpo molle della nostra democrazia non andando più a votare. Se ieri in strada erano solo in poche migliaia non vuol dire che questa politica l’ha fatta franca.