Poco Made in Italy in Rai. Con la crisi vanno spinti i brand italiani. Ma la Tv pubblica non può parlarne bene

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Siamo di fronte a un evento catastrofico di portata epocale. Con quasi 2 milioni di morti nel mondo la pandemia ha un effetto economico paragonabile alla guerra mondiale. Sono infiniti i calcoli e le previsioni in merito: dalla Banca Mondiale, che dice che nel 2020 sono stati 115 milioni i poveri in più e che entro il 2021 si potrebbe arrivare a 150 milioni, all’Oms, che mette in guardia da problemi psicosociali e di salute mentale aumentati a causa del Covid, fino al governatore di Bankitalia Visco, che parla di shock senza precedenti. Il grande dilemma salute ed economia attraversa il dibattito politico e giornalistico, tra gli altri lo affronta anche Veronica Gentili, la conduttrice di Stasera Italia Weekend su Rete 4, nel suo libro Gli immutabili. Un tema che sta coinvolgendo tutti i talk. In prima linea su questo fronte c’è Nicola Porro, che conduce al lunedì Quarta Repubblica su Rete 4, un’ottima miscela di politica ed economia con ospiti importanti non solo italiani, come gli economisti Riccardo Puglisi e Carlo Cottarelli, ma anche internazionali come Edward Luttwak, economista di fama mondiale nonché consulente strategico del Governo Usa, oppure Rudolph Giuliani, il sindaco di New York dell’11 settembre.

Molto attenta all’economia è anche Lucia Annunziata con il suo Mezz’ora in più la domenica pomeriggio su Rai Tre, di cui abbiamo già parlato recentemente in questa rubrica, che ha avuto in trasmissione eminenze del calibro del noto economista francese Thomas Piketty o il Presidente di Confindustria Bonomi; lo stesso Stasera Italia su Rete 4 ospita di frequente esponenti delle imprese come Oscar Farinetti, Vito Gulli, imprenditore di Generale Conserve, Gian Luca Brambilla e molti altri. In Rai tradizionalmente i temi economici vengono concentrati nel Tg1 Economia, spazio curato da Michele Renzulli totalmente dedicato al mondo economico-finanziario: gli ascolti sono buoni, con picchi di 2 milioni di spettatori e 15% di share, e la redazione è composta da firme prestigiose come Francesca Grimaldi, Gianpiero Scarpati, Anna Scafuri, Gabriella Capparelli, Barbara Capponi e altri. La rubrica si sforza di tradurre in termini di largo consumo i temi legati al mondo del sindacato, dell’impresa, della Borsa, con molti riferimenti al Made in Italy.

Proprio alle filiere produttive italiane sono attenti anche spazi storici della tv di Stato come UnoMattina e Tg2 Costume e società. Ma tutto questo basta affinché soprattutto il servizio pubblico dia un contributo al rilancio del nostro Made in? Abbiamo forti dubbi. Intanto la Rai ha una normativa curiosa e paradossale fatta apposta per non valorizzare il genio del Made in. Facciamo un esempio: se un’azienda qualsiasi organizza un evento o una manifestazione o produce qualcosa di particolarmente significativo, la policy prevede che il marchio non possa essere citato; ma se la stessa azienda subisce un episodio negativo, allora è consentito associare il brand, in quel caso non si tratta di pubblicità. Come pensa la Rai di dare uno stimolo alla cultura d’impresa se proibisce di citare i marchi virtuosi? Non è una regola che vale per tutti. Si fanno eccezioni per le sfilate di moda, per la Ferrari, Pirelli e pochi altri brand. Pochi inoltre sono i contenitori che dedicano spazi alla Pmi, l’ossatura dell’economia italiana, che sarà la più colpita dalla crisi.

Per i territori italiani la Pmi rappresenta non solo un cuore ma anche un polmone e svolge un vero e proprio servizio pubblico distribuendo occupazione e benessere nel tessuto sociale. Già solo di questo si potrebbero riempire i palinsesti Rai: piccoli imprenditori eroi che stanno lottando come leoni per mantenere in piedi fabbriche. Ma il ridicolo codice Rai non potrà mai raccontare le storie di questi brand. Per fortuna su tutti gli altri network questo ultimo rimasuglio “veterocomunista” non c’è. Insomma, dal servizio pubblico, per un sostegno al Made in Italy che per effetto della pandemia subirà un pesante colpo, ci si aspetta una logica meno punitiva. Tutte le grandi televisioni internazionali, dalla Bbc ad Ard, danno grande spazio alle piccole, medie e micro-imprese nazionali citando i loro marchi senza per questo venire accusate di pubblicità occulta. Sarebbe bene che anche la Rai ne tenesse conto dato il momento molto critico che stanno affrontando questi imprenditori.