Ponte sullo Stretto: “Abbiamo vinto al Totocalcio”. Dalle intercettazioni nuove crepe sull’opera di Salvini. Santillo (M5S): “Ormai è un assalto alla diligenza”

Ponte, Bonelli chiede che Salvini riferisca in Aula. Per l'Avs le parole attribuite al ministro contro la Corte dei conti "sono gravissime"

Ponte sullo Stretto: “Abbiamo vinto al Totocalcio”. Dalle intercettazioni nuove crepe sull’opera di Salvini. Santillo (M5S): “Ormai è un assalto alla diligenza”

“Ho una buona notizia da darti”. “Abbiamo vinto al Totocalcio?”. Una risata, poi la conversazione continua. Solo che i due interlocutori non parlano di una schedina, ma di un’opera pubblica da oltre 13 miliardi di euro: il Ponte sullo Stretto.

Sono infatti le ultime intercettazioni finite agli atti dell’inchiesta della Procura di Roma che ipotizza tentativi di condizionare la Corte dei conti. La telefonata, riportata nelle informative del Ros, è tra due big: l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, e Giacomo Francesco Saccomanno, storico esponente della Lega in Calabria, tra gli indagati nell’inchiesta insieme all’imprenditore Vincenzo Virgiglio e all’ex presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele. Ed è proprio quella frase a incendiare la polemica e a trasformarsi nell’ennesimo boomerang politico per Matteo Salvini, il ministro che del Ponte ha fatto la propria bandiera politica.

L’ipotesi al vaglio degli inquirenti: incarichi a Miele in cambio del via libera all’opera

Secondo gli inquirenti, Saccomanno e Virgiglio avrebbero promesso incarichi e altri vantaggi a Miele nel tentativo di favorire il controllo di legittimità sulla delibera Cipess relativa al Ponte. Le accuse, tutte da dimostrare, sono di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.

L’indagine ruota attorno alla delibera da 13,5 miliardi approvata dal Cipess e successivamente finita sotto la lente della Corte dei conti. Ed è qui che compare un altro passaggio destinato a far discutere.

Per Saccomanno, Salvini avrebbe aperto la guerra con i giudici

Nelle intercettazioni Saccomanno racconta infatti la reazione di Salvini dopo la bocciatura della delibera da parte dei magistrati contabili, il 29 ottobre scorso. “Se i magistrati vogliono la guerra, guerra sia“, avrebbe detto il ministro delle Infrastrutture. Una frase che lo trasforma inevitabilmente (e giustamente) nel bersaglio politico della giornata.

Per le opposizioni infatti il punto non è soltanto giudiziario. È soprattutto politico. Perché il Ponte è l’opera simbolo di Salvini e ogni ombra che si addensa sulla società incaricata di realizzarlo finisce inevitabilmente per investire la credibilità del ministro.

Santillo “Una vittoria al Totocalcio sulla pelle degli italiani”

Durissimo il Movimento 5 Stelle. Agostino Santillo parla di una “vittoria al Totocalcio sulla pelle degli italiani”. Per il vicepresidente della Commissione Ambiente, le intercettazioni “scoperchiano un vaso di Pandora che puzza di vecchio malaffare e di spregiudicatezza”. Il Ponte, sostiene, è diventato “un assalto alla diligenza” costruito per alimentare interessi economici e speculazioni. Da qui l’affondo politico: Salvini e Meloni “fanno gli gnorri”, mentre il leader leghista “sparisce dai radar” proprio quando emergono le ombre sull’opera che più di ogni altra ha voluto.

Donnarumma e Ciucci, il doppio standard del ministro

Sulla stessa linea anche i parlamentari pentastellati delle Commissioni Trasporti e Infrastrutture. La domanda è volutamente provocatoria: dopo aver chiesto due giorni fa la testa dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Luigi Donnarumma per il caos ferroviario, Salvini userà “lo stesso rigore” nei confronti di Ciucci e dei vertici della Stretto di Messina? Per il M5S è il doppio standard del ministro a diventare il vero caso politico.

Non meno pesante l’attacco di Angelo Bonelli. Il leader di Europa Verde chiede che Salvini riferisca immediatamente in Parlamento. Le parole attribuite al ministro contro la Corte dei conti, osserva, “sono gravissime” e meritano un chiarimento pubblico. Bonelli richiama poi la telefonata tra Saccomanno e Ciucci, quella del “Totocalcio”, sottolineando come, secondo gli investigatori, possa mettere in discussione la ricostruzione secondo cui l’amministratore delegato della società sarebbe rimasto estraneo ai tentativi di influenzare il controllo di legittimità.

Il copione, insomma, è quello già visto in altre vicende che hanno accompagnato il Ponte sullo Stretto. Un’opera presentata dal governo come il simbolo dell’Italia che corre e che invece continua a produrre polemiche, ricorsi, contestazioni ambientali, dubbi sui costi e adesso anche un’inchiesta per presunta corruzione. Per ora l’indagine riguarda singoli soggetti e non coinvolge direttamente Salvini. Ma sul piano politico il bersaglio resta lui. Perché il Ponte è il suo investimento politico e la sua scommessa personale. E ogni nuova intercettazione rischia di trasformarsi in un’altra campata che scricchiola prima ancora che venga posata la prima pietra.