Povertà dilagante. E a farne le spese sono i bambini. Lo dice l’Ocse: in Italia un bambino su 5 è indigente

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Gli ultimi dati sulla povertà sono decisamente allarmanti. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Ocse, un bambino su 5 è indigente. Lo è anche un lavoratore su 9. La fotografia scattata mostra una Italia in cui crescono le disuguaglianze sociali, esattamente come la povertà.

In generale “dopo sette anni, le disuguaglianze nel reddito siano rimaste storicamente alte” per la mancata distribuzione dei “frutti della ripresa”. Dati alla mano il coefficiente Gini (lo standard che misura le disuguaglianze) è passato allo 0,313 della fase precedente la crisi, il 2007, a 0,325 nel 2014, anche se il picco è stato toccato nel 0,331 nel 2012, all’apice della crisi.

Andando al tasso di povertà relativa, in Italia è passato dall’11,9% del 2007 al 13,1% del 2012, salendo poi ulteriormente al 13,3% del 2014, segno della difficoltà delle famiglie a risollevarsi dopo la crisi. A pagarne il prezzo più alto i bambini: nel 2014 è povero quasi un minore su 5, il 17,7%. Quanto alle altre categorie è povero il 16% dei giovani tra i 18-25 anni, il 13% degli adulti; il 9,3% degli anziani e l’11,5% dei lavoratori.

Quanto agli altri Paesi europei la situazione non è omogenea. In Francia l’indice sulle disuguaglianze è tornato al periodo pre-crisi da 0,295 a 0,297, dopo il picco di 0,308 del 2012. In Germania le disuguaglianze hanno segnato un graduale rialzo 0,285 nel 2007, 0,289 nel 2012 e 0,292 nel 2014. Peggio dell’Italia sta però la Spagna passata da 0,324 a 0,335 fino a 0,346 negli anni 2007, 2012 e 2014. Non brilla la media Ocse media: 0,317 pre-crisi, 0,316 nel 2012, 0,318 nel 2014. Segno che nell’area Ocse “i frutti della ripresa non sono stati condivisi”, dice chiaramente il rapporto.