Uno “sconticino” non basta. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, incalza il governo e Giorgia Meloni sul price cap al carburante introdotto da Eni, a cui ha fatto seguito il limite dei prezzi fissato anche da Ip e Q8. Il punto, per Conte, è semplice: non si può esultare oggi per uno sconto che si poteva introdurre mesi fa e che, comunque, riporta benzina e diesel su prezzi altissimi, imparagonabili a quelli solamente di pochi mesi fa.
In un post sui social, il presidente pentastellato scrive: “E dovremmo pure dire grazie? Non facciamoci prendere in giro!”. Conte riparte da quello che definisce il “punto di partenza”, ovvero il carburante attorno a 1,65 euro al litro. Un prezzo oggi lontanissimo, ma che era reale solo pochi mesi fa. Conte ricapitola quanto successo negli ultimi mesi: “A gennaio di quest’anno arriva l’aumento delle accise sul gasolio deciso dal Governo in legge di bilancio. Poi scoppia la guerra illegale in Iran che il nostro Governo “non condanna né condivide”, i prezzi vanno alle stelle, i colossi petroliferi e dell’energia incassano profitti record e fuori scala”.
Price cap sui carburanti, Conte all’attacco del governo
Conte prosegue spiegando che la sua richiesta è stata quella “di intervenire per frenare i prezzi e che lo Stato sostenga gli italiani travolti dai rincari prendendo un contributo da quei mega-utili delle compagnie, colpendo la speculazione legata alla crisi petrolifera. Nulla. Figuriamoci se toccano certi interessi. Solo decretini inutili di Meloni, bruciati immediatamente dai continui rincari. E ora? Di fronte alla pressione politica per recuperare una parte dei mega-utili e di fronte a un Governo immobile, le compagnie iniziano a fissare tetti provvisori di un mese al prezzo del carburante. Quindi si poteva fare. Quindi non era la fine del mondo farlo. E perché non si è fatto prima, mentre gli italiani partivano per qualche giorno di vacanza?”.
Conte attacca ancora: “Ora fanno sembrare 2 euro o 2,19 euro al litro un prezzo accettabile quando fino a qualche mese fa avrebbe scatenato proteste. Intanto il Governo, con il suo vicepremier Tajani, si affretta a rassicurare che non serve ragionare di prelievi dello Stato sugli extraprofitti miliardari di questi colossi. Quindi tutto bene così? Sconticino a tempo di qualche compagnia petrolifera che comunque colleziona mega-utili e Governo che può continuare a fischiettare senza un briciolo di coraggio per mettere un tetto ai prezzi e per distribuire dagli extraprofitti un contributo per i cittadini? Chi rimane col cerino in mano è adesso in fila al distributore: non ha riavuto indietro nulla del suo stipendio bruciato per mesi e mesi o ha l’azienda in rosso per lo tsunami di questi mesi. Avviso ai naviganti: noi continueremo a batterci per interventi che redistribuiscano le risorse fra famiglie e imprese e frenino questa spirale di rincari. Se ci diranno ancora no, lo faremo al governo”.