Prima la Tv generalista. Dal Covid al conflitto in Ucraina. Il consumo televisivo resiste a Internet

Tv generalista
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La Tv generalista, in tutte le sue articolazioni, che siano i canali mainstream o quelli “semigeneralisti” o ancora satellitari o pay tv, si rivela un mezzo sempre “caldo”, come si direbbe riferendosi alle categorie della comunicazione classica, che sta resistendo in modo energico all’innovazione tecnologica.

È innegabile che i profili delle 7 reti generaliste sono ormai per lo più over 40, compreso quello di Italia 1, la rete giovane per antonomasia; ma è anche vero che il consumo televisivo – come dimostrano la pandemia e la guerra in corso – avviene in modo diverso e parcellizzato su tutti gli altri digital device, ovvero smartphone, tablet, pc e via discorrendo.

Da una parte c’è quindi il consumo classico, quello che tende a scendere e pone sicuramente un problema alle concessionarie pubblicitarie; dall’altro c’è la fruizione distribuita in tutti i canali alternativi messi a disposizione dalla moderna tecnologia. I network si sono adattati a queste nuove esigenze: quasi tutte le trasmissioni, soprattutto quelle più popolari come Porta a Porta, Mattino Cinque, Pomeriggio Cinque, Stasera Italia, Quarta Repubblica, Dritto e Rovescio nonché alcuni telegiornali, forniscono spezzoni video ritagliati che postano poi sui social network per favorirne veicolazione e diffusione.

In questo modo ottengono diversi risultati: da una parte pubblicizzano contenuti che magari faticherebbero ad arrivare al target classico spingendoli invece su altri canali; in secondo luogo moltiplicano le entrate pubblicitarie perché, su questi stessi canali, inseriscono i link agli inserzionisti; infine, mantengono comunque vivo il messaggio televisivo attraverso questa diffusione “collaterale”.

Il conflitto in Ucraina, con tutte le sue immagini e scene di orrore, ha in qualche modo ulteriormente confermato la centralità della televisione come produttore di contenuti nel suo tratto eternamente universalistico: tutti i momenti della guerra sono comunque sempre ben scanditi da grandi momenti televisivi.

Da questo punto di vista l’intuizione di La7 di giocarsi un asso come Enrico Mentana moltiplicando le sue dirette pomeridiane va esattamente in questa direzione. Consapevoli che l’evento della guerra non ha paragoni e potrebbe sfociare addirittura in un’apocalisse, La7, così come altri canali, ha deciso di mettere il network in condizione di recepire le notizie perché in ogni istante potrebbe succedere qualcosa.

Certo, per questo tipo di operazioni non c’è nulla di più istantaneo dell’online, che tutti i network hanno adottato da tempo. Ma è ben diverso mandare una notizia subito sul web piuttosto che condividerla con giornalisti dello spessore di un Formigli, di un Floris, di un Vespa, di un Mentana o di una Palombelli.

Analizzando alcuni dei talk più importanti di Rai, Mediaset e La7, vediamo che gli ascolti sui digital device (smartphone, tablet, pc, smart tv, console, ecc.) sono aumentati nei primi 3 mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo del 2021. Secondo i dati forniti da OmnicomMediaGroup, Porta a Porta è stato visto su 60.393 device (+32% rispetto ai primi 3 mesi del 2021), Cartabianca della Bianca Berlinguer è a quota 31.415 (+30%).

Passando a Mediaset, Fuori dal coro di Mario Giordano è in testa con 60.454 apparecchi collegati (addirittura +195% rispetto allo scorso anno), seguito da Dritto e Rovescio di Paolo Del Debbio (nella foto) con 31.394 (+37%), Quarta Repubblica di Nicola Porro con 29.382 (+2%), Controcorrente di Veronica Gentili con 16.710 e Zona Bianca di Giuseppe Brindisi con 14.456; infine, su La7 Piazzapulita è a quota 57.893 device connessi (+52% vs 2021) mentre DiMartedì ne totalizza 53.255 (+36%). Di tutti questi collegamenti, il 37% circa avviene tramite pc, il 35% via smartphone, il 15% via smart tv e il 10% con tablet, con una restante minima percentuale costituita da altri tipi di device non meglio definiti.