In Iran dilagano le proteste contro il regime degli ayatollah e Trump avverte Khamenei: “Se userete la forza sui civili, colpiremo Teheran con forza inaudita”

Le proteste in Iran entrano nella seconda settimana. Trump minaccia un intervento e il Times assicura: "Khamenei pronto a fuggire a Mosca".

In Iran dilagano le proteste contro il regime degli ayatollah e Trump avverte Khamenei: “Se userete la forza sui civili, colpiremo Teheran con forza inaudita”

Dopo due settimane consecutive, non accenano a fermarsi le proteste di piazza che stanno sconvolgendo l’Iran e si sono trasformate nella più seria sfida al potere degli ayatollah dai moti del 2022 seguiti alla morte di Mahsa Amini. Le manifestazioni sono iniziate il 28 dicembre 2025 con uno sciopero dei commercianti nel Gran Bazar di Teheran contro il crollo del rial, la valuta locale, e il peggioramento delle condizioni economiche. Moti spontanei che, in modo virale, si sono rapidamente estesi coinvolgendo oltre 25 province su 31.

Secondo le organizzazioni per i diritti umani, tra cui HRANA e Hengaw, il regime non ha esitato a usare il pugno di ferro e negli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza si contano almeno 16 morti, tra civili e agenti. Come riportano gli organi di stampa, in diverse città si sono registrati spari, tentativi di assalto a commissariati e duri interventi delle forze dell’ordine con uno scenario di sommossa contro il potere.

Che la situazione sia complicata lo si capisce soprattutto dai media statali iraniani che hanno confermato la morte di alcuni importanti membri delle forze di sicurezza e dei Basij, attribuendo le violenze a “teppisti”. Stando a quanto trapela, il principale focolaio della protesta resta l’ovest del Paese dov’è predominante la presenza curda, ma cortei e slogan contro le autorità e contro la Guida Suprema Ali Khamenei sono stati segnalati anche a Teheran, Shiraz e in altre grandi città. Insomma le manifestazioni sono ormai diffuse in tutto il Paese e stanno mettendo in seria crisi il regime.

In Iran dilagano le proteste contro il regime degli ayatollah e Trump avverte Khamenei: “Se userete la forza sui civili, colpiremo Teheran con forza inaudita”

In questo clima di crescente instabilità, dagli Stati Uniti – che hanno rivendicato, senza che nessuno lo chiedesse, il ruolo di poliziotti del mondo come emerso con l’attacco al Venezuela – arrivano avvertimenti a dir poco espliciti su un possibile coinvolgimento americano. A dirlo molto chiaramente è il presidente Donald Trump secondo cui la Casa Bianca sta seguendo “molto da vicino” l’evoluzione della situazione ed è pronta a scendere in campo in modo diretto in caso di uso della forza da parte del regime nei confronti dei manifestanti. “Se iniziano a uccidere persone come in passato, credo che gli Stati Uniti colpiranno duramente”, ha affermato il tycoon rispondendo alle domande dei giornalisti, lasciando intendere che un intervento americano non sarebbe escluso, anzi viene largamento discusso all’interno del suo inner circle.

Intanto emergono indiscrezioni che alimentano l’idea di un regime sotto pressione e, forse, prossimo al collasso. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico Times, e ripreso dai media israeliani, la Guida Suprema Ali Khamenei starebbe pianificando una possibile fuga a Mosca nel caso di un intervento americano o comunque di tracollo del regime.

Il piano, basato su un rapporto di intelligence, prevederebbe l’uscita dall’Iran della Guida Suprema insieme a circa venti familiari e collaboratori, compreso il figlio Mojtaba, indicato come futuro successore. Khamenei temerebbe uno scenario in cui le forze di sicurezza non riescano più a reprimere le proteste o arrivino addirittura a schierarsi con i manifestanti. Mosca, secondo le fonti, sarebbe l’unica destinazione possibile, sul modello della fuga dell’ex presidente siriano Bashar al-Assad nel dicembre 2024. Voci che, vere o meno, contribuiscono a restituire l’immagine di un potere sempre più in bilico.