Questo Sanremo non fa ridere. Ascolti, canzoni e conduzione danno lustro al Festival. Deludono i comici, non all’altezza della tradizione

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Gli ascolti ci sono. Eccome. Sempre oltre il 40% di share. Le canzoni non sono malvagie. Perfino Platinette e i Soliti idioti fanno la loro figura sull’Ariston come se fossero veterani. I vincitori dei talent restano favoriti. Dei big vanno meglio le donne piuttosto che gli uomini. Charlize Theron è bellissima e lucente. Le tre damigelle di onore se la cavano, seppure i loro vestiti lasciano un po’ a desiderare. Carlo Conti è il presentatore modello, alla Baudo, Piombi e Mike. Con lui va tutto liscio come l’olio. Ma ci sarà pure qualcosa che non va in questo Sanremo 2015?

 

COMICI NEL MIRINO

Quando il budget è limitato non puoi certo aspettarti all’Ariston né Fiorello né Crozza né Benigni. E neanche Chiambretti. E allora che fai? Mandi in campo chi ha un film in uscita e qualche giovane di buone promesse che si sta guadagnando il pane in giro. Ma basta per convincere la platea e la critica? No. Il Sanremo di quest’anno è finito nel mirino per i comici presenti come ospiti. Molti di loro non fanno ridere e su social e giornali sono stati ben presto presi di mira. Il tiro al bersaglio ha riguardato principalmente Alessandro Siani (per la gaffe con il bambino obeso), Angelo Pintus, i Boiler. Tanto che hanno fatto più ridere i Soliti idioti come cantanti che loro. Leggermente meglio Rocco Tanica. Fuori discussione Luca e Paolo (l’imprevedibilità è la loro forza) e Giorgio Panariello (con lui la risata è garantita). Anche Virginia Raffaele promette bene. Tuttavia le risate più spontanee ce le ha fatte fare l’esibizionista Al Bano quando si è cimentato con le sue memorabili flessioni da palcoscenico.

 

LA DIFESA DI CONTI

«La comicità è soggettiva, non si può accontentare tutti». Così Conti difende a spada tratta le sue scelte. «Siani ha fatto il suo e si è scusato per lo scivolone – sottolinea il conduttore – Pintus era la prima volta che saliva su quel palco, che emoziona anche il più navigato degli artisti. Rocco Tanica sta vivendo un momento geniale, strutturato con grande intelligenza. Come anche quello dei Boiler». A proposito di Boiler, il loro numero demenziale può strappare un sorrisetto all’inizio ma nulla più. Meno male che è stato invitato il Viperetta (Massimo Ferrero presidente della Sampdoria).

 

LARGO AI GIOVANI

«Il pubblico si è ulteriormente ringiovanito rispetto alla serata d’esordio. Un dato molto importante per Raiuno. L’età media della seconda serata del Festival è passata dai 53,8 anni dello scorso anno ai 51,4». Il direttore di Raiuno, Giancarlo Leone, gongola per questi dati. In verità sono numeri che fanno riflettere su chi realmente vede la rete ammiraglia di Viale Mazzini. È vero che per fortuna l’aspettativa di vita si allunga ben oltre gli 80 anni, tuttavia, se si esulta così tanto per questo dato, sempre ben oltre la soglia Nerone, viene da chiedersi se ci sia almeno un solo telespettatore non in età pensionabile a guardare Bruno Vespa o Fabrizio Frizzi. Meglio pensare a Sanremo che ha permesso a Leone di poter sciorinare un bel dato di ascolto: «il 40,31% di share sul target 25-54 anni, pari a 3.983.000 ascoltatori. Questa fascia d’età ha registrato un incremento del 10,49% rispetto alla seconda serata dello scorso anno, pari a 1.181.000 ascoltatori in più nel target». Saranno contenti anche Vespa e Frizzi.

 

LOOK DA RIDERE

L’abito rosso di Arisa (la quale una volta che lo spettatore ha potuto constatare che non indossava il reggiseno è stata ribattezzata Asisa), il bianco matrimoniale di Emma e Romina Power, nonché i pizzi di Nina Zilli, il look da cartone animato di Grignani, il giallo di Chiara, la tunica di Malika Ayane, le scarpe di vernice di Antonacci senza calzini, il quadro di stoffa di Bianca Atzei, il vestito da ballerina di Siviglia di Rocio, i lacci sulla caviglia di Emma, i fiocchi di Arisa. Di sicuro questo Festival fa più ridere per quello che si vede rispetto a quello che si ascolta. I veri comici stanno in sartoria.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Adesso basta errori sul virus

Cantano vittoria come se avessero ottenuto chissà cosa, ma l’Italia che comincia a riaprire dal 26 aprile non è un successo delle destre. Con le solite balle a uso elettorale, Salvini & company da ieri stanno ingolfando i social per intestarsi il ritorno alla normalità

Continua »
TV E MEDIA