Rai a rischio canone se fa la pay tv. Sky e Mediaset pronte alla guerra. Ma Campo Dall’Orto ritratta per paura di perdere i soldi della concessione. Calabresi verso Repubblica

di Marco Castoro

Corriere e Repubblica stanno facendo la gara per tirare la giacchetta di Antonio Campo Dall’Orto. Nell’intervista concessa ad Aldo Cazzullo il dg Rai non dà una notizia. Né una cifra. Non anticipa una mossa. Un progetto. Non fa nomi su presente e futuro. Fa spallucce sullo scandalo tangenti e appalti di Viale Mazzini. Parla bene solo di Vespa, Fazio, Angela. Manda messaggi come se fossero pizzini. Affonda Rai3, non cita mai la Maggioni (un segnale che conferma quanto il dg stia prendendo le distanze dal presidente) e sbaglia il dato sugli ascolti del tv movie Lea che ha conquistato il 16,23% di share e non il 20% come sostiene il dg nell’intervista. Tra l’altro non è neanche una media top per Raiuno.

DOMANDE SENZA RISPOSTE
Tante domande e tante non risposte. Eppure il titolo dell’intervista era: “Così voglio cambiare la Rai”. Ma finché non avrà pieni poteri il dg non cambierà nulla. Per ora fa melina. Inoltre sta aspettando l’inchiesta della procura, il cui esito potrebbe facilitare la scelta degli esuberi. Tra le domande del Corriere ce n’era una fin troppo esplicita: cambierà il direttore del Tg1? Campo Dall’Orto non è caduto nella trappola e ha risposto dicendo che in Rai l’informazione la sanno fare bene. Certo, qualche sospetto sull’interesse personale della domanda rimane, perché si è parlato spesso di una girandola di poltrone con Mario Orfeo alla Gazzetta, Mario Calabresi al Tg1 e con la possibilità che per Aldo Cazzullo si apra la porta della direzione della Stampa, oppure di una nomina Rai. Ma gli ultimi spifferi provenienti dai corridoi di Repubblica mischiano un po’ le carte. Si sussurra di accordo tra Calabresi e l’ing. De Benedetti per la direzione del quotidiano romano, subito dopo il ventennale di Ezio Mauro.

TESTATE NUCLEARI
Tra Corriere e Repubblica la guerra è totale. Dai dati delle vendite al digitale. Entrambi i quotidiani pubblicano articoli che li attestano come leader della classifica (pensate lo stesso giorno ne sono usciti due, uno per parte). Intanto però strizzano l’occhiolino al renziano Campo Dall’Orto. Il giorno dopo l’intervista ospitale (stile Fazio) di Cazzullo ecco che Affari e Finanza di Repubblica virgoletta frasi del dg in un pezzo che non è un’intervista ma un’analisi su come egli voglia cambiare la Rai. Si dà molto spazio alla possibilità che Viale Mazzini possa dare spazio ad abbonamenti pay o a singoli eventi pay per view (film, fiction e sport). Ma se anche la Rai dovesse vendere i contenuti come fanno i network commerciali Sky e Mediaset – e considerando che continua a vendere pubblicità (a poco serve toglierla dai canali per bambini, ce n’è sempre tanta) – viene da chiedersi perché la concessione con lo Stato, cioè l’esclusiva del canone per il servizio pubblico in scadenza a maggio, debba essere concessa solo alla Rai. Anche Sky e Mediaset hanno programmi che fanno servizio pubblico. Quindi se Campo Dall’Orto metterà in piedi una Rai-Pay le altre farebbero bene a chiedere fette della torta. E perché non pure La7 e i network locali? Il loro servizio pubblico è tutto free. Ed eccolo il colpo di scena. Poche ore fa il dg ha ritrattato davanti alla Vigilanza, gettando a mare le sue idee lanciate a Corriere e Repubblica: «Non abbiamo nessuna intenzione di entrare nel mercato pay e di acquisire il calcio a pagamento. Abbiamo la volontà di costruire un’offerta multipiattaforma molto incisiva». I soldi del canone valgono sicuramente più delle nuove idee.