Rai, battaglia sul servizio pubblico. Il monopolio della Tv di Stato finisce nel mirino. Altre emittenti pronte all’assalto della concessione

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Sostiene Michele Anzaldi, deputato del Pd e fustigatore seriale della Rai, che viale Mazzini non sta più facendo Servizio pubblico e per questa ragione non voterà il contratto di Servizio. La storia è seria, anche se merita una decrittazione, altrimenti rischia di apparire un messaggio in codice, roba per addetti ai lavori, e livori come vuole la tradizione. Dice l’esponente dem di non capire “qual è la differenza tra il Servizio pubblico radiotelevisivo e la tv commerciale. E non capisco perché dobbiamo consegnare per altri dieci anni alla Rai l’incasso di quasi due miliardi di canone”. Se non capisce lui, figuriamoci noi. E qui arriva la prima nota a margine. Il contratto nazionale di servizio stipulato tra la Rai e il Ministero dello Sviluppo è “una disciplina concordata, su base triennale, delle attività che la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo deve svolgere per assolvere il compito di servizio al pubblico nel territorio della Repubblica Italiana”. Tutto chiaro no? Tradotto dal burocratese, sorta di codice Enigma del politicamente scorretto, la Rai incassa i soldi del canone per offrire al telespettatore informazione e intrattenimento. Definire tutto ciò ancora servizio pubblico è un esercizio assai difficile. E qui torna Anzaldi. “Quando in Vigilanza arriverà la nuova concessione non parteciperò alla votazione”, spiega l’esponente Pd e segretario della Vigilanza.

Domande senza risposta – Un’astensione che, sommata alle annunciate dimissioni dalla bicamerale di Miguel Gotor e Federico Fornaro, creerà parecchi grattacapi al Pd. Il rischio, insomma, è che tutto il lavoro svolto in questi mesi dal sottosegretario Antonello Giacomelli venga rispedito al governo senza il “timbro” del Parlamento. Il che sarebbe un bel guaio anche se aprirebbe un tema serio. La7 è o no servizio pubblico? E se lo è perché non ottiene una parte dei soldi del canone? Mettere a bando il servizio pubblico è giusto o sbagliato? Le domande sono serie, ma le risposte latinano. E allora torniamo ad Anzaldi: cosa si aspetta da questa nuova concessione Rai? “Mi aspetto più informazione, più approfondimento, su cose che sono vitali per il Paese. Invece la Rai continua ad inseguire il trash”, sostiene Anzaldi che le sue intenzioni le ha messe anche per iscritto. Ha preso carta e penna e ha spedito una missiva al capogruppo del Pd, Ettore Rosato, al capogruppo Pd in Vigilanza, Vinicio Peluffo, e al sottosegretario alle Telecomunicazioni, Antonello Giacomelli, lamentando la mancata presa d’atto da parte della Rai circa l’accordo sui tassisti . “La Rai aveva in prima e seconda serata ben due trasmissioni di approfondimento già previste: Cartabianca su Raitre e Porta a porta su Raiuno. Poco dopo le 21, proprio in concomitanza con la messa in onda della prima, al Ministero dei Trasporti è stato siglato l’accordo tra Governo e 21 sigle sindacali con l’intesa per bloccare la protesta che da giorni mette in ginocchio le grandi città del Paese”, spiega Anzaldi, “ma non ha trovato nessun approfondimento sui canali Rai”. E pensare che la tv pubblica era anche stata coinvolta, suo malgrado, dagli scontri: uno dei producer e registi di Gazebo, trasmissione di Raitre, era stato aggredito dai manifestanti. Forse è davvero il caso di rivedere il contratto di Servizio. E magari di riscrivere pure il concetto di Servizio Pubblico.