Rai, Renzi ha scelto Campo Dall’Orto per la direzione generale. Una donna per la Presidenza. E Freccero è il candidato del Movimento 5 Stelle per il Cda

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Dovrebbe essere Antonio Campo Dall’Orto il nuovo direttore generale della Rai. Il fondatore di Mtv Italia avrebbe sbaragliato la concorrenza di Andra Scrosati, Giovanni Minoli e Marinella Soldi. E ha già avuto un faccia a faccia con il premier, Matteo Renzi, per fare il punto sul futuro del servizio pubblico radio-televisivo. Direttamente dal Giappone è arrivata poi la conferma dello stesso Presidente del Consiglio che in conferenza stampa ha detto: “Antonio Campo Dall’Orto è uno stimatissimo professionista, tra i più grandi innovatori, di grande qualità per autorevolezza e capacità. Però vediamo. Aspettiamo i nomi della commissione di Vigilanza e poi il Mef. Domani il Governo farà i suoi due nomi, saranno professionisti di alto profilo”.

PRESIDENTE IN GONNELLA
Resterebbe così da coprire la casella del Presidente che, secondo rumors molto accreditati, sarà una volata tra donne. Il vicepresidente di Confindustria, Antonella Mansi, potrebbe essere la figura individuata direttamente da Palazzo Chigi. E che riceverebbe il via libera anche da Berlusconi. Ma in corsa ci sono anche Tinni Andreatta, attuale direttore di Rai Fiction, Patrizia Grieco, presidente di Enel, e Lella Golfo in quota azzurra. Tra i papabili rispunta di nuovo pure il nome di Marcello Sorgi. Si cerca, però, una figura manageriale che deve però essere gradita anche a Forza Italia. Ma qualcuno non si era affannato a dire “I partiti fuori dalla Rai?”. Renzi in primis.

GRILLO LANCIA FRECCERO
“Oggi la Commissione di vigilanza è chiamata ad eleggere 7 componenti su 9 del consiglio di amministrazione della Rai. Il rinnovo avverrà seguendo quanto stabilito dalla legge Gasparri, quella stessa legge che nel 2008 in occasione del V-Day 2 migliaia di cittadini hanno chiesto di abrogare. Si arriva all’elezione dei nuovi vertici dopo un susseguirsi di vicende che dimostrano il fallimento totale della linea del governo e della maggioranza e, ancora peggio, l’assoluta mancanza da parte loro di un vero progetto per la Rai. C’è solo l’interesse a piazzare i propri uomini all’interno del cda. Nei mesi scorsi il M5S e altre forze politiche hanno depositato in Parlamento delle proposte di riforma della governance Rai. La nostra, in particolare, punta ad eliminare una volta per tutte l’influenza della politica nell’azienda di Stato e individua a tal fine una procedura pubblica e trasparente per selezionare i consiglieri di amministrazione secondo i criteri di onorabilità, competenza e indipendenza. Il Parlamento non ha voluto discutere le diverse proposte finché il premier non ha presentato con mesi di ritardo la sua pseudo riforma: una Gasparri 2.0, che spianerebbe la strada all’occupazione della Rai da parte del governo, una scelta che non ha eguali fra le democrazie europee. Nel frattempo il cda è scaduto e ci siamo ritrovati, da un lato, con un’azienda impossibilitata a progettare il proprio futuro e, dall’altro, con una legge approvata, a stento, in prima lettura al Senato. Di fronte a questo pasticcio il premier ha fatto l’unica cosa che sa fare: rimangiarsi quanto detto nei mesi precedenti, accordarsi con Forza Italia in modo da non perderne i favori per i prossimi anni al Senato e ordinare di procedere proprio con quella legge, la Gasparri, che, a parole aveva dichiarato di voler assolutamente cambiare. Ed ecco servito in 5 giorni il blitz in Vigilanza: il 30 luglio hanno votato a maggioranza per eleggere oggi i 7 membri del cda. Avevamo proposto con forza ai commissari di prenderci più tempo e procedere a una selezione dei consiglieri sulla base di curricula e di paletti molto stringenti a garanzia di indipendenza e competenza. Ma i partiti (Pd e Forza Italia in primis) hanno ovviamente detto di no: il richiamo della lottizzazione è troppo forte e l’accordo sottobanco già pronto. Noi abbiamo deciso di attenerci a quei criteri per scegliere una persona che possa dare un contributo importante per la costruzione del futuro della principale azienda culturale del Paese. Purtroppo come è evidente non ci sono stati i tempi necessari per avviare un iter serio che prevedesse l’invio di curricula e una votazione online. È una strada che avremmo di gran lunga preferito ma sarebbe stato poco responsabile da parte nostra pretendere di definire una procedura di questo genere in un fine settimana a cavallo tra luglio e agosto. Dunque, dopo attente valutazioni, abbiamo deciso di proporre il nome di Carlo Freccero come consigliere di amministrazione della Rai. E oggi il M5S lo voterà in Commissione. Abbiamo tenuto conto della sua decennale esperienza professionale come autore e dirigente televisivo, della profonda conoscenza che ha del mezzo televisivo e del suo linguaggio e della prova di indipendenza data, in passato, mantenendo scelte editoriali coraggiose e scomode per le maggioranze in carica. Ci assumiamo la responsabilità di questa decisione con la consapevolezza di aver cercato una figura che rispondesse ai criteri da noi evidenziati nelle diverse sedi e che riteniamo indispensabili per chi è chiamato a ricoprire questo ruolo. Nessun filo ha legato e legherà mai Freccero al M5S. È scontato ma riteniamo di doverlo sottolineare per rispondere a chi, in queste ore, afferma che anche il M5S si è seduto al tavolo della lottizzazione. Il nostro unico auspicio è che Carlo Freccero, coerentemente con la sua storia, lavori fino all’ultimo per un servizio pubblico che faccia dello sviluppo del senso critico la sua missione principale, che ritorni ad essere una fabbrica di cultura e creatività investendo sulla produzione di contenuti di qualità, un’azienda in grado di anticipare i tempi puntando sull’innovazione tecnologica. In questo modo darà il suo prezioso contributo affinché la Rai possa rispondere alle esigenze dei cittadini e affrontare al meglio le sfide che l’aspettano.

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