Rai, Campo Dall’Orto avanti adagio: nessuna rivoluzione né nomine in tempi rapidi. Newsroom: Maggioni e Usigrai ne vogliono solo una

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Avanti adagio. Sembra essere questo l’ordine di scuderia arrivato al nuovo capo manager di Viale Mazzini. La Rai è come un vaso di cristallo: se si rompe rischia di rimetterci il Governo. Nel prossimo cda di inizio settembre non ci saranno le nomine. E non ci saranno nemmeno le rivoluzioni. Tranquilli, arriveranno. Ma non subito. Campo Dall’Orto avrà qualche mese per studiare le mosse da fare. Per sentirsi più forte gli conviene aspettare i pieni poteri della riforma. Tuttavia i tre direttori di rete sono sulla graticola da tempo, così come i direttori dei tiggì. Le due newsroom dell’informazione Rai, ridisegnata da Gubitosi, aspettano i rispettivi comandanti. Sono scelte importanti che richiedono la massima attenzione. Se Renzi vuole accelerare, perché si sente ancora molto forte, andrà avanti come un treno fregandosene di tutti. Se invece userà la Rai come “merce di scambio” per accordi politici, ecco che potrebbero arrivare nomine condivise per le poltrone di reti e newsroom. Quest’ultime nella riforma di Gubitosi sono due. Almeno nella prima fase. Poi – dopo un paio di anni di rodaggio – si potrebbero fondere.

PROVE TECNICHE
Chi invece è favorevole da subito alla Newsroom unica è l’Usigrai. Il progetto prevede accorpamenti per potenziare le redazioni, risparmiare i soldi dei direttori e le forze sui servizi da realizzare, evitando inutili doppioni. Anche il presidente Maggioni gioca di sponda e strizza l’occhiolino alla sola Newsroom, ma a decidere spetterà a Campo Dall’Orto. Un altro obiettivo della Maggioni è concedere più visibilità alle edizioni dei tiggì di RaiNews, che andando sulle reti generaliste aumenterebbero lo share. Anche per giustificare gli investimenti fatti sul canale allnews (che però negli ascolti non decolla). Pertanto non è da escludere che qualche finestra dedicata all’informazione (edizioni flash o pomeridiane) sia conquistata dai giornalisti rimasti orfani della Maggioni. La mossa permetterebbe il riassetto delle redazioni e il recupero di giornalisti per le inchieste. Ma non sarà facile convincere i conduttori a drastici spostamenti. Quattro inviati per un evento può sembrare uno spreco. Economico e di risorse.

I PAPABILI
Sui nomi candidati per le superdirezioni è un terno al lotto. Orfeo, Masi e Berlinguer non accetterebbero di farsi da parte e retrocedere a vicedirettori. Tg1, Tg2 e Tg3 stanno andando bene e quindi tutti e tre si aspettano un premio e non un declassamento. In teoria la Berlinguer dovrebbe essere la favorita per la Newsroom 2, non essendoci più in corsa l’antagonista Maggioni. Tuttavia se ci sarà l’accordo politico non è da escludere che la scelta cada su un direttore apprezzato anche da centrodestra e Lega. I berlusconiani non è che abbiano tanti nomi da spendere. Quindi occhio allo stesso Marcello Masi o al mattarelliano Vincenzo Morgante della Tgr. Per la Newsroom 1 in prima fila, a fianco di Mario Orfeo, c’è Mario Calabresi. Se Orfeo non sarà il prescelto lascerà Saxa Rubra. Calabresi non verrà per uno stipendio inferiore ai 500 mila l’anno. Tanto ora alla Rai il tetto sui compensi è stato abbattuto.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Lega & soci altamente inquinanti

Mentre in Germania per la prima volta i Verdi superano nei sondaggi i conservatori della Merkel, in Italia una destra rimasta all’uomo di Neanderthal fa disperatamente opposizione per non inserire la difesa dell’ambiente nella Costituzione. La proposta sostenuta fortemente dai 5 Stelle è stata sotterrata

Continua »
TV E MEDIA