La Rai va… Fuortes con il canone. Ora vuole tassare pure gli smartphone. Così l’Ad punta a ripianare i conti di Viale Mazzini. E nel mirino finiscono anche i fondi per il pluralismo

Fuortes Rai
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Tagli all’editoria e canone pure per telefonini e tablet. Le soluzioni indicate dall’amministratore delegato della Rai, Carlo Fuortes (nella foto), nel corso della sua audizione in Commissione Vigilanza (qui il video), per far fronte ai conti in rosso di viale Mazzini hanno fatto scattare l’allarme. Critica sia parte della politica che la Fieg, tanto per la paventata riduzione delle risorse destinate a garantire il pluralismo quanto per l’ennesimo balzello per gli utenti.

L’INTERVENTO. L’Ad ha parlato di “uno scenario che desta molta preoccupazione”, considerando soprattutto, negli ultimi tredici anni, la forte flessione dei ricavi da canone, pubblicità e commerciali per il servizio pubblico. Con entrate ridotte di oltre 792 milioni di euro. Per il manager, o si garantiscono risorse adeguate alla Rai in linea o avvicinandosi ai principali Paesi europei, oppure bisognerà ridurre il perimetro o, in alternativa, lo sviluppo sul digitale e gli investimenti sul prodotto culturale e tecnologico”. Per lui il canone attuale è “una risorsa del tutto incongrua”. Una tassa troppo bassa.

Fuortes ha così ipotizzato di far pagare il canone anche a chi guarda i programmi tv da tablet e smartphone non avendo un televisore in casa. E non è tutto. L’amministratore delegato vorrebbe infatti anche ottenere “il riconoscimento integrale delle risorse del canone, eliminando le trattenute da 110 milioni, finanziando il fondo per il pluralismo con altre risorse”, “cancellare la tassa sulla concessione sul canone ordinario” e “ridurre il limite di affollamento pubblicitario per singola fascia all’8%”. Sulla pubblicità tra l’altro Fuortes teme che con le nuove regole, in discussione nelle commissioni parlamentari di Camera e Senato, vi siano ulteriori perdite, essendo previsto il passaggio dell’affollamento medio sulle tre reti Rai dal 4% al 7% nel 2022 e al 6% nel 2023, con perdite previste per 50 milioni nel 2022 e oltre 130 milioni dal 2023.

LE REAZIONI. Immediate le reazioni e le polemiche soprattutto sulla proposta di tassare telefonini e tablet. I senatori leghisti in Vigilanza, Maria Bergesio, Umberto Fusco e Simona Pergreffi, hanno respinto “ogni benché minima ipotesi di aumento del canone Rai e di far pagare una quota anche per i dispositivi che sono in grado di trasmettere i canali della tv pubblica”. “Ci saremmo aspettati – hanno aggiunto – un piano per la razionalizzazione delle spese ed il risanamento del bilancio aziendale che fosse rivolto ad esempio alla vendita degli immobili inutilizzati e ad una seria politica di valorizzazione delle risorse umane”.

No ai tagli alle risorse per il sistema editoriale, eliminando la quota del canone assegnata annualmente al Fondo per l’editoria, anche da parte del capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione cultura alla Camera, Federico Mollicone. “Ci preoccupa – ha sottolineato – la reale capacità gestionale di Fuortes che, a oggi, è stato solo a capo di istituzioni culturali con poche centinaia di dipendenti. La Rai è la principale aziende culturale nazionale, va tutelata e difesa ma non a scapito di altri comparti strategici nazionali come l’editoria cartacea e radiotelevisiva”. Sulla stessa linea l’azzurro Maurizio Gasparri.

Proposte dell’AD bocciate inoltre dalla Federazione editori. “Desta sorpresa e sconcerto la proposta dell’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes di eliminare la quota del canone assegnata annualmente al Fondo per l’editoria. Si tratta di risorse peraltro limitate, per l’esattezza 110 milioni di euro”, ha dichiarato il presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti.